Non lasciamo che le nostre città diventino invisibili

Non lasciamo che le nostre città diventino invisibili

Avete mai provato a osservare la città dove vivete come se foste dei turisti in vacanza?

Diamo tutti per scontato il luogo dove viviamo.
Spesso ci lamentiamo del troppo traffico, della mancanza di servizi; del fatto che non ci siano poi tutte queste meraviglie da vedere o magari sì, ma sono sempre le stesse: ci passiamo davanti tutti i giorni e ormai non ci fanno più nessun effetto.

Eppure… se guardassimo meglio, scopriremmo cose mai notate prima: un dettaglio sopra l’arco di una finestra; un cortile che si apre all’improvviso dietro un portone; una statua quasi invisibile, perché per vederla bisogna alzare gli occhi al cielo.

Pensando alla mia città, che può sembrare priva di attrattiva, mi si stringe il cuore. Nonostante i suoi problemi, la sua mancanza di straordinarie meraviglie da annoverare, resta comunque la mia città, con i suoi ricordi e la sua sottile magia.

Dovremmo vivere la nostra città come una qualsiasi meta di viaggio: quando siamo in vacanza siamo più attenti, più pronti ad accogliere con tutti i sensi i particolari di un luogo sconosciuto.

Le città che visitiamo ci sembrano infinitamente più belle del luogo in cui viviamo, ma in realtà, ogni città ha i suoi misteri da scoprire, le sue piccole meraviglie per cui stupirsi, basta solo aprire bene gli occhi e non lasciare che il pregiudizio, legato all’abitudine, ci renda ciechi di fronte alla bellezza, anche quella che incontriamo ogni giorno.

A volte, sono i racconti degli altri a mostrarci l’invisibile, un po’ come per il Kublai Kan de “Le città invisibili” di Calvino: “Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti”.

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