Questione di dettagli. Ma voi sapete che cos’è un dettaglio e perché è importante?

spaghetti pomodoro basilico dettaglio

Che cosa vi viene in mente se vi dico la parola dettagli?

La prima cosa che è venuta in mente a me è una pietanza cui sono state aggiunte delle spezie o una particolare decorazione, ad esempio, una piccola foglia di menta posta a scopo estetico su un piatto ricercato.

Quante volte mangiando qualcosa avete avvertito nel sapore una nota singolare?
Un dettaglio, appunto! Nel caso specifico, magari del peperoncino o una particolare spezia che rende il sapore di quel piatto unico.

Quindi, ricapitoliamo: che cos’è un dettaglio?

Ora, la risposta può essere: un elemento che rende particolare qualcosa; un elemento che rende unico un oggetto, un edificio, un piatto di un grande chef.
Un altro esempio interessante di cosa sono dei dettagli potete scoprirlo osservando la vostra città.

Avete mai osservato gli edifici accanto cui passate ogni giorno?

Non intendo un’occhiata e via – che al massimo coglie il colore e il materiale di cui è fatto un palazzo oppure una sagoma al limitare del campo visivo.
No, io parlo proprio di un’osservazione acuta, approfondita, magari attraverso l’ottica di una macchina fotografica, che vi consenta di vedere quello che sfugge all’occhio.

Vi assicuro che scoprirete un’infinità di cose che neppure sospettavate e tornerete a casa stupiti di quanto possa essere affascinante la vostra città; sorprendente e speciale, proprio come quel sapore che avete sentito in bocca, assaggiando quella particolare pietanza, di cui, magari, siete riusciti a individuare e classificare quel dettaglio che fa la differenza.

I dettagli sono importanti, non vanno mai trascurati, anzi, vanno corteggiati e studiati a fondo; anche quando si scrive, perché i dettagli sono il “sale della terra” e la “luce del mondo” (Vangelo, Mt 5,13-16); non dimenticatelo.

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La musica delle parole

note musica parole

Sto leggendo l’ennesimo libro sulla punteggiatura, mai stanca di approdare a nuovi lidi ritmici che riguardino frasi e e parole; e più leggo e più mi rendo conto che scrivere ha davvero molto a che fare con la musica.

Incantata, affascinata dai leggiadri segni di interpunzione, ogni giorno metto a punto la musica contenuta nella mia scrittura, seguendo il mio orecchio.

La musica è un punto di riferimento forte; leggo e rileggo quando scrivo le frasi e le ascolto, mentre leggo ad alta voce con grande attenzione, le provo, sondo la loro musicalità, finché non suonano perfette, fin quando il loro accordo è simile a una melodia orecchiabile e godibile.

A volte, amo le asperità, le punte aguzze di certi termini che si assiepano sulla carta e spiccano, creando strane atmosfere, per poi sciogliersi in parole più morbide e sinuose.

Cerco la polifonia nella pagina, la inseguo come un miraggio, tra verbi, soggetti e complementi.

Punti e virgola decisi, due punti sussiegosi e virgole sconnesse sono le mie pause musicali, gli abbellimenti tra le parole.

Ogni frase è una sfida, un duello tra cervello, cuore e immaginazione; l’arco melodico di una battuta ha bisogno di parole connesse tra loro, di suoni che s’accordano o vanno in contrasto, ma che comunque siano accolti dall’orecchio, da lui approvati, adorati o assolutamente inaspettati.

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La vendetta: un nuovo caso per il commissario Lambert

cover La vendetta

Il commissario Lambert è alle prese con un nuovo caso.

L’assassino è un tipo originale e inafferrabile; non lascia tracce dietro di sé, a parte delle piume sul corpo delle sue vittime.

Nel frattempo, il pm Lemarie viene accusato di omicidio e i due casi rischiano di mandare in tilt Lambert e i suoi colleghi impegnati su due fronti.

Questa volta i nostri amici, per risolvere il caso, dovranno andare molto indietro nel tempo.
Troveranno dei collegamenti con gli egizi e il Louvre e l’assassino sarà sempre un passo avanti a loro…

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Leggere ci aiuta a vivere e a emozionarci

ragazza che legge

Leggere un libro, per me, non è solo entrare in una storia e viverla a fianco dei personaggi.
Quando leggo sviluppo simpatie e antipatie per le persone che animano il libro e finisco per schierarmi con loro o contro di loro.

Li critico, ci discuto a voce alta, chiedendo perché si sono comportati in un certo modo. Approvo o meno le loro scelte e a volte persino mi infurio per certi comportamenti assurdi che si ostinano a tenere.

Ad esempio, il libro della Bronte, Cime tempestose che ho comunque amato molto, mi ha fatto quasi infuriare in certi momenti, e avrei voluto esprimere con note piuttosto colorite tutto il mio disappunto nei confronti di Heathcliff e Catherine che a turno riuscivano a rovinarsi la vita tra ripicche e orgoglio autolesivo.

Che dire poi delle mie ultime letture? I gialli. Lì, la gamma di reazioni si estende alla gestione delle indagini, alla pesantezza riscontrata nelle eventuali lungaggini, poi si passa alla frenesia, quando ci si avvicina alla soluzione, alla quota di rabbia nei confronti dei cattivi o alla comprensione, quando il male è causato per una giusta vendetta.

Chi legge visita molti luoghi, vive certamente molte altre vite, come è stato già detto a più riprese, ma soprattutto leggere ci consente di provare una gamma di sensazioni ed emozioni in molti casi davvero forti.
Credo sia ormai dimostrato da molte ricerche che leggere aiuta a sviluppare empatia, a essere più coinvolti e disponibili verso il prossimo.

Ma più di tutto, leggere ci consente di piangere, di indignarci, di innamorarci o di ridere a crepapelle in qualsiasi momento e praticamente dovunque. Basta avere un libro a portata di mano…

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Tritacrome: the day after

Tritacrome gli interpreti

Il 20 giugno 2018 resterà per me un giorno speciale, da ricordare nel mio personale calendario. Questo giorno ha rappresentato l’inizio di un nuovo percorso artistico, di una nuova vita professionale.

Alle 21:00 circa, il coro delle voci bianche della scuola Artemusica di Falconara Marittima (Ancona) si è esibito, mettendo in scena un melodramma con testi e musiche originali.
Questo spettacolo ha segnato l’inizio di un progetto che coinvolge musica, parola e canto.
Per me, vedere rappresentato quanto scritto nel mio libro è stata un’esperienza fantastica ed emozionante, la realizzazione di un sogno.

La serata è stata davvero emozionante, i ragazzi hanno dimostrato di essere padroni della scena, si sono destreggiati tra lettura e canto con grande abilità.
Lavorare con il maestro Angela De Pace è stata una scoperta: ho visto il mio libro prendere vita attraverso le sue canzoni e il suo lavoro con i ragazzi che hanno risposto meravigliosamente alle “provocazioni” musicali e a quelle della storia.

Per me ognuno di loro resterà nella memoria come il personaggio che hanno interpretato.
I curiosi abitanti di Tritacrome, paese singolare, hanno avuto per alcune ore un corpo e una voce.
Non vedo l’ora di iniziare una nuova avventura con loro. In effetti, sto già lavorando a un testo per Natale.

Noi non ci fermiamo qui, restate sintonizzati…

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Osservazione: prima regola dell’Ispirazione

osservazione con telescopio

Alle prese con un nuovo libro o in pausa riflessiva alleno e affino i miei sensi per osservare ciò che mi circonda.

Guardo le persone camminare per strada e assimilo mentalmente la loro andatura oppure resto colpita da uno sguardo, dal dettaglio di un soggetto: lo spazio curioso tra i suoi denti, una risata piena di colore o il gesticolare inconsueto delle sue mani.

Tutto può diventare spunto per costruire un personaggio o per partire con una nuova storia.

Anche una frase che arriva all’improvviso, una melodia dal carattere singolare o il ricorrere ritmico di strani rumori possono essere un punto di partenza, un incipit per dare vita a una scrittura originale.

Chi scrive ha sempre le antenne ben sintonizzate sul mondo e per essere originali basta solo combinare in modo diverso i pezzi del puzzle che la vita ci sottopone quotidianamente, e potremo sostenere anche noi che qualcosa di molto bello può nascere da “l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello!” (Conte di Lautréamont, pseudonimo di Isidore Lucien Ducasse (1846-1870), poeta francese).

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Tritacrome: uno spettacolo da non perdere

Prove spettacolo musicale Tritacrome

Il progetto di Tritacrome si sta rivelando un’esperienza appassionante.

Ho fatto molti lavori diversi nel corso degli anni, una buona parte legati alla creatività, ma è il mestiere di scrivere che mi sta dando grandi soddisfazioni, come questo spettacolo a cui sto collaborando da qualche mese.

Lavorare con i bambini è davvero una bellissima esperienza, se poi il testo motore del progetto è un libro di cui sei l’autore, allora si aggiungono molti altri aggettivi: interessante, emozionante, divertente e altri ancora che al momento non riesco a esprimere in parole articolate.

È già da un po’ che mi sveglio di notte e penso al giorno dello spettacolo, è un po’ come vedere crescere un figlio e chiedersi come andrà a finire.
Spero davvero che la gioia che mi sta dando questo lavoro contagi anche chi verrà a vedere lo spettacolo e anche chi comprerà il libro.
Vi auguro di cuore di provare anche solo parte di quello che sto provando io.

Al momento ho già portato a casa una grandissima soddisfazione: ho firmato alcuni autografi ai protagonisti della storia che spero possiate venire tutti a vedere.
Sono solo dei bambini, direte, ma credetemi se vi dico che sono davvero bravi.

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Scrivere: una questione di ritmo

metronomo ritmo

Nella maratona inesausta delle mie letture, oltre a scegliere il genere, mi lascio guidare dal ritmo dell’autore.

Ogni storia ha il suo ritmo e credo sia utile scegliere quello che ci è più congeniale. Di solito, quando le mie letture hanno il ritmo giusto riesco a scrivere diverse pagine nello stesso giorno e le parole escono senza alcuna fatica, dipendendo solo dalla velocità delle mie mani più che dalla rapidità dei miei pensieri.

Probabilmente questo accade perché la musica ha sempre avuto una parte da protagonista nella mia vita e anche quando apparentemente credevo di averla accantonata, lei tornava alla ribalta nei più svariati modi; sono convinta che influenzi profondamente il mio modo di scrivere e anche quando nei miei libri non viene citata esplicitamente, è comunque presente in altre forme, ad esempio, nel ritmo delle parole o nella scelta stessa dei termini.

Leggo e rileggo spesso quello che ho già scritto prima di procedere con la scrittura e scelgo le parole anche per il loro suono oltre che per il loro senso all’interno di una frase e di solito, rileggo ad alta voce per valutare se all’orecchio suona tutto nel modo giusto.

I miei libri sono diventati il mio strumento personale e io premo tasti, pizzico corde o intono note ogni volta che scrivo.

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Androne: parole logorate dall’uso quotidiano

dizionario aperto con occhiali

Oggi mi sono imbattuta nella parola androne, non che non sapessi cosa significa e immagino lo sappiate anche voi…
ma quanti di voi, come me del resto, si sono chiesti, di là dal suo consueto significato di: “ambiente di passaggio dal portone d’ingresso della casa alle scale e al cortile“, da dove tragga origine questa parola?

Vi chiederete come sono arrivata di filato nell’androne e mi sia posta domande sulla sua etimologia.
È presto detto, sto lavorando a un progetto con dei bambini: Il Paese di Tritacrome e durante la lettura del testo mi hanno chiesto di spiegare loro alcune parole.
Intanto ho notato che alcuni termini di uso comune non sono per niente facili da spiegare. L’uso prolungato rende certe definizioni quasi insondabili: non spiegabili con altre parole perché ormai per noi il loro senso è trito e ritrito. Un po’ come quelle coppie di coniugi sposati da tempi immemorabili che ormai si danno per scontati.

E ora, provate anche voi con qualche parola di uso comune a spiegarla a chi non sa proprio che cosa voglia dire; vedrete che vi capiterà di “impappinarvi” su qualcosa, di scoprire che certi termini sono così, punto e basta, non si riesce a trovare un altro senso da affiancargli, si sa cosa vogliono dire, ma non si possono esprimere in altro modo.

Per farla breve, a causa di questo “impappinamento” da usura, ho pensato di affidarmi a un dizionario, per fare un lavoro accurato e per trovare le giuste parole per chiarirne un’altra e ho ri-scoperto il Dizionario, questo Libro delle parole (Wörterbuch, come dicono saggiamente e senza tante circonvoluzioni i tedeschi) che ci consente di trovare tesori nascosti nella nostra lingua.

Perdonatemi, mi sono inoltrata nelle stanze e non vi ho neppure introdotto nell’androne.
Bene, oggi ho scoperto che cosa significava nell’antichità questa parola e mi sono accorta del riferimento a: ἀνήρ ἀνδρός “uomo”.

Ora, se anche voi ignorate il significato recondito di questa parola fate come me: aprite un dizionario o meglio, cliccate qui.

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