La Gaxeta: il primo giornale parla veneziano

La Gaxeta veneta, data alle stampe nel Cinquecento, è l’antenato dei nostri attuali giornali.

La “Gazeta” o “gazzetta” (in dialetto veneziano “gaxeta”), in origine era il nome popolare di una moneta d’argento della Serenissima Repubblica di Venezia del valore di due soldi. Il nome sembra derivare da “gazza”, ma in realtà si dibatte ancora riguardo al suo etimo che resta incerto.
Questa moneta, emessa a partire dal 1539 sotto il dogato di Pietro Lando (1539-1548), aveva il titolo di 0,948 e un peso di 0,24 grammi. Su un lato era raffigurata la giustizia seduta, sul retro il leone di San Marco.

Nel 1563 a Venezia fu pubblicato il primo “foglio avviso”. Venduto al pubblico al prezzo di una gaxeta (due soldi), prese il nome proprio dalla moneta: “La gazeta dele novità” o “Gaxeta”.
Denominarlo come una moneta fu abbastanza naturale: rispecchiava le attitudini commerciali di Venezia. Con il tempo, il nome fu italianizzato e si trasformò nel più ben noto “Gazzetta”.

La Gaxeta aveva come scopo di tenere costantemente aggiornata la popolazione.
In quel periodo le relazioni fra Venezia e il sultano turco si erano incrinate e il governo della città aveva reagito diffondendo dei “Fogli di avviso”: cercava in tal modo di guidare le coscienze. I fogli della Gaxeta continuarono poi a essere prodotti e distribuiti in formati da otto o sedici pagine.

Nato come una sorta di bollettino aggiornato, la Gaxeta riportava notizie di battaglie, assedi e spostamenti di truppe. Tali argomenti erano preziosi in particolare per i commercianti e i banchieri che cercavano, tenendosi informati, di curare i loro interessi. Ovviamente, i problemi insorti con il sultano turco li riguardava da vicino: minacciava i floridi commerci che avevano correntemente con il mondo orientale.

Nello stesso periodo in cui si stampava la Gaxeta, nacque anche la prima forma di pubblicità. Sui fogli di giornale si riportavano i prezzi di merci da acquistare e persino notizie su fiere e mercati più importanti.

Tale genere di fogli informativi iniziano a comparire anche all’estero. Ad esempio, in Germania circolava un giornale manoscritto con contenuti simili alla Gaxeta veneziana, altrettanto accadeva in Inghilterra, dove le notizie erano riportate su fogli volanti.

I fogli volanti vennero abbandonati gradualmente, per passare al formato del giornale vero e proprio, anche se il foglio, singolo o multiplo, rimase per almeno altri cinquant’anni, dopo che il giornale aveva assunto più o meno le fattezze di quello attuale.

La nascita di giornali e riviste e la loro evoluzione

Giornali e riviste a stampa compaiono più o meno negli stessi anni, un po’ in tutta Europa, sulla scia dell’invenzione di Gutenberg. La loro fortuna e diffusione aumenta considerevolmente nel corso dei secoli.

La nascita dei giornali è strettamente legata all’invenzione della stampa a caratteri mobili (1455). Questa nuova tecnica, introdotta in Europa da Gutenberg (1400 ca. – 1468), orafo e tipografo tedesco, rappresentò una vera e propria rivoluzione e produsse al contempo molti cambiamenti nella società dell’epoca.

Inizialmente, i giornali erano dei semplici fogli di informazioni che venivano distribuiti alla popolazione.
Verso la metà del 1500, a Venezia, si stampava la “Gaxeta” un foglio che prendeva il nome dall’omonima moneta che si pagava per acquistarla.
Successivamente, il nome mutò in “Gazzetta”. Questo termine fu adottato non solo in Italia ma anche in altri paesi ed era sinonimo di giornale.

Aumentano le informazioni e di pari passo cresce il numero di pagine dei giornali che riportano notizie di vario genere.

Quasi contemporaneamente, nel 1600 compaiono in Francia e in Inghilterra le prime riviste. Negli anni seguenti, accade lo stesso in Italia e in Germania e, ancora più avanti si affermano anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.

Questi giornali escono con cadenza periodica, di solito una volta al mese, e trattano di scienza, filosofia, letteratura. Sono chiaramente rivolti a dei lettori colti e intendono diffondere informazioni sui progressi della scienza e anche su ciò che avviene nel mondo della cultura.

Dal 1700, tali periodici aumentano notevolmente e si specializzano, ognuno eleggendo un unico tra gli argomenti culturali finora trattati.
Queste riviste hanno un’ampia diffusione, grazie soprattutto alla maggiore alfabetizzazione delle persone che sono quindi più attratte dalla lettura, ma anche perché i progressi della scienza e le nuove scoperte attirano l’interesse.
In questa fase, c’è anche una certa diffusione del romanzo, di ogni genere, in particolare quelli d’avventura e la lettura diventa uno dei passatempi preferiti della nuova classe borghese. Inoltre, la grande diffusione della stampa comporta un abbassamento dei prezzi e quindi, consente a molte più persone di poter accedere a libri e riviste.

In Europa, nei secoli successivi, proliferano i periodici, curati da Accademie, da intellettuali, da scrittori o da giornalisti. Alcuni hanno breve durata, mentre altri godono di successo e fortuna, arrivando addirittura ai nostri giorni.

Nell’Ottocento, nelle riviste iniziano a comparire anche delle illustrazioni. Le prime sono di xilografie in bianco e nero. Successivamente, si passa alle litografie anche a colori.
Si cerca in tutti i modi di interessare i lettori, puntando anche su copertine sempre più accattivanti.

Dalla fine del XIX secolo fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’arte dell’illustrazione grafica acquista sempre più importanza, dando vita a una vera e propria arte che gareggia con la pittura, grazie all’intervento di grandi artisti.

Per quanto riguarda i contenuti testuali, le riviste letterarie di questo periodo pubblicano saggi, articoli in tema, interviste, recensioni e biografie, Inoltre, tra le pagine si possono trovare anche racconti e poesie sia di autori affermati sia di esordienti.

“Roman-feuilleton”: beniamino dei lettori del XIX secolo

Roman-feuilleton beniamino dei lettori del XIX secolo

Il romanzo d’appendice è un genere di romanzo che iniziò a circolare diffusamente a partire dai primi decenni del XIX secolo e che ebbe un grande successo.

Conosciuto anche con il termine francese: “feuilleton”, il romanzo detto d’appendice, comparve sulla stampa popolare in Francia e in Inghilterra ed era pubblicato su quotidiani o riviste, a episodi di poche pagine, solitamente nell’edizione domenicale.

Si tratta di una categoria di romanzo che si definisce per la sua forma e non per il suo contenuto. Infatti, i romanzi d’appendice spaziano tra argomenti molto diversi: dall’amore all’avventura, dal mistero all’erotismo.

Questo genere di letture era chiaramente indirizzato a un pubblico di massa e lo scopo di chi le pubblicava era quello di vendere più copie e per più settimane del giornale dove tali storie apparivano. Questo lato dichiaratamente commerciale di tale letteratura, spinse i detrattori del genere a ritenere questi romanzi un sottogenere, piuttosto che un genere letterario a sé stante.

Il termine feuilleton era un diminutivo di “feuillet” (foglio, pagina di un libro) e in Francia designava la parte bassa della pagina di un giornale, definita anche “rez-de-chaussée” (piè di pagina).
Il primo feuilleton fu di natura “drammatica”, cioè una cronaca del teatro, inaugurato da Julien Louis Geoffroy (Rennes 17 agosto 1743 – Parigi 27 febbraio 1814; giornalista e critico teatrale e letterario francese) nel primo decennio del XIX secolo. I primi autori (feuilletonistes) che si occuparono di queste note a piè di pagina furono: Dussault e Feletz (“Journal des débats”), Michaud e Châteaubriand (“Mercure de France”) e, sotto pseudonimo, lo stesso Primo Console (“Moniteur universel”).

Tra il 1836 e il 1840-41 si ebbe un notevole sviluppo dei “feuilletons-nouvelles”, prima di arrivare al “feuilleton-roman”, che è il risultato di un costante allungamento delle opere pubblicate e della loro suddivisione in un numero sempre maggiore di episodi.

Questa modalità di pubblicazione piacque al pubblico e ciò si notò in particolare a partire dal 1841-42 con “Les Mystères de Paris”, primo vero trionfo del genere feuilleton.
In questa prima fase, la scrittura di romanzi non ha ancora subìto l’influsso di questa particolare modalità di pubblicazione, che era ancora una semplice presentazione dell’opera al pubblico a puntate, prima dell’uscita in volume. Ma già si stava avviando verso una radicale trasformazione che farà del romanzo d’appendice una vera e propria tecnica letteraria: la democratizzazione della stampa.

Per l’affermarsi del genere fu necessaria una contemporanea evoluzione nel campo della stampa.
All’epoca i giornali avevano un costo di produzione piuttosto alto e una tiratura bassa, fu così che Émile de Girardin (pseudonimo di Émile Delamothe, Parigi, 22 giugno 1802 – Parigi, 27 aprile 1881; giornalista, editore, commediografo e uomo politico francese) decise di mettere in commercio un quotidiano meno costoso che fosse alla portata di un maggior numero di persone.

Affinché il tutto funzionasse e i giornali potessero reggersi a costi inferiori, era necessario attirare nuovi inserzionisti, considerato che il canone di abbonamento era al momento appena sufficiente a coprire i costi di produzione.
Si doveva quindi rinfoltire il pubblico di lettori fedeli e per ottenere ciò era necessario pubblicare romanzi completi”. È ciò che Alfred François Nettement (Parigi, 21 agosto 1805 – Parigi, 14 novembre 1869; scrittore francese) chiamò: “la nascita della stampa a 40 franchi”, inseparabile dalla storia del feuilleton-roman come genere letterario.

Il 1° luglio 1836, Émile de Girardin e Armand Dutacq (Rugles, 19 giugno 1810 – Parigi, 11 luglio 1856; proprietario ed editore di giornali francese) pubblicarono “Le Siècle” e “La Presse”.
Ne “La Presse”, Girardin pubblicò romanzi a puntate di vari autori famosi, tra i quali: “La comtesse de Salisbury” (dal 15 luglio all’11 settembre 1836) di Alexandre Dumas padre (Villers-Cotterêts, 24 luglio 1802 – Neuville-lès-Dieppe, 5 dicembre 1870) e “La signorina Cormon” (La Vieille fille, dal 23 ottobre al 30 novembre 1836) di Honoré de Balzac.
Successivamente, nel “Journal des débats” pubblicò le “Mémoires du diable” (da settembre a dicembre 1837) di Frédéric Soulié (Foix, 23 dicembre 1800 – Bièvres, 23 settembre 1847).

La novità di tali pubblicazioni, dal punto di vista letterario, è che la pubblicazione “in forma seriale” precede la stesura delle opere dei feuilletonistes. Non si trattava di suddividere nel miglior modo possibile romanzi scritti in precedenza, bensì di scrivere romanzi di cui era già prevista la pubblicazione a puntate.

A questo punto si può parlare di “romanzo d’appendice” come di un genere a sé stante. Gli editori ritenevano queste pubblicazioni delle efficaci operazioni pubblicitarie e ingaggiavano team di autori per scrivere romanzi che rispondessero ai gusti del pubblico. Alcuni di questi team hanno anche lavorato insieme, scrivendo romanzi a più mani.

Dedicare lo spazio che gli altri giornali riservavano alla critica letteraria a racconti inediti a puntate fu un cambiamento di grande successo per i giornali: ci fu un aumento esponenziale dei lettori e anche di abbonati.

La definizione “romanzo d’appendice” deriva dal fatto che queste storie a puntate erano pubblicate in ultima o penultima pagina, in appendice, appunto. Solo successivamente, le storie erano stampate sotto forma di libro. Una delle più importanti case editrici del settore fu la fiorentina Salani che si adeguò rapidamente all’evolversi del mercato editoriale iniziato verso la metà dell’Ottocento, proprio in concomitanza con la rivoluzione industriale, in Inghilterra e in Francia.

Al genere feuilleton appartengono delle vere pietre miliari della letteratura, come: “I miserabili” di Victor Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885); “I misteri di Parigi” di Eugène Sue (Parigi, 26 gennaio 1804 – Annecy, 3 agosto 1857); “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas padre.

Le storie di questo tipo funzionavano un po’ come il detto sulle ciliegie: una tira l’altra. Ad esempio, Ponson du Terrail, ispirato dal romanzo di Sue, pubblicò la prima opera del ciclo dei “Drames de Paris”, “L’Héritage mystérieux”, sul giornale La Patrie nel 1857 e diede vita a un singolare eroe, Rocambole che ottenne un tale successo da ispirare a sua volta l’aggettivo “rocambolesco”, tuttora impiegato per descrivere eventi o avventure incredibili.

Aggiungo in calce una segnalazione del Sig. Vittorio Sarti che, molto gentilmente, mi ha fatto notare una clamorosa mancanza nel mio testo. Riporto in modo integrale le sue parole.
Ancora una volta si ignora Emilio Salgàri, il nostro maggiore scrittore di avventure che come tale prese abbrivio su quotidiani di fine 800.
– “La favorita del Mahdi” 124 puntate su “La Nuova Arena” di Verona da 31 marzo al 7 agosto 1884
– “I misteri della Jungla Nera” su “Il Telefono” di Livorno, con il titolo “Gli strangolatori del Gange” dal 10 gennaio al 15 aprile del 1887. Ripubblicato su “La Provincia” di Vicenza, con il titolo “L’amore di un selvaggio” in 191 puntate dal 21 agosto del 1893 al 13 novembre 1894.
– Le Tigri di Mompracem” su “La Nuova Arena” di Verona con il titolo “La Tigre della Malesia” in 150 puntate dal 16 ottobre 1883 al 13 marzo 1884. Ripubblicato su “Il Telefono” di Livorno nel 1886 dal 21/3 al 31/8, sempre a puntate con lo stesso titolo. In seguito 1890/1891 su “La Gazzetta” di Treviso” (Cfr. “Nuova Bibliografia Salgariana” Pignatone, Torino 1994)
“.

Storia della scrittura #23: progressi della stampa e proliferazione di giornali

Storia della scrittura 23 progressi della stampa e proliferazione di giornali

La stampa continua la sua corsa verso il progresso. La scoperta e lo sviluppo di nuove tecniche tipografiche consente una maggiore diffusione, in particolare dei periodici che iniziano a essere concepiti come delle vere strutture, dove testo e illustrazioni si combinano in armonia, per coinvolgere sempre di più i lettori.

Nel Settecento, i costanti progressi della stampa conducono a una considerevole produzione di giornali.
In Germania e nei Paesi Bassi, già agli inizi del Seicento, erano spuntati i primi periodici.
In Francia, il 30 maggio del 1631, compare il primo giornale, “la Gazette”, che nel 1762 diventerà la “Gazette de France. Ma sarà la Rivoluzione francese a sdoganare in modo ufficiale la libertà di stampa. Nell’articolo 11 della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 26 agosto 1789, leggiamo: “La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge”.

Nel 1790, già si contano più di trecento giornali e tutti volgono lo sguardo a un quotidiano in particolare: “The Times”, considerato un modello di notevole levatura. Il giornale britannico fu fondato nel 1785 da John Walter (1738 – 1812; imprenditore britannico, istruito alla Merchant Taylors’ School) e fu l’antesignano dei grandi giornali d’opinione contemporanei. Il suo “nome di battaglia” era “Thunderer” (tuono), tale definizione era dovuta al lavoro dei suoi editorialisti che non avevano alcun timore di esprimere le proprie opinioni.

Nonostante la grande fioritura, la stampa dei periodici ha un problema: deve trovare un modo per stampare, utilizzando un solo passaggio e sulla stessa carta, includendo testo e illustrazioni.
A risolvere la spinosa questione sarà un tedesco, Aloys Johann Nepomuk Franz Senefelder (più noto come Johann Alois Senefelder, 1771 – 1834), un inventore e commediografo austriaco che nel 1796, inventò la tecnica di stampa della litografia.

Senefelder rilevò la particolare proprietà delle pietre calcaree di Solenhofen (vicino Monaco di Baviera), cioè la loro capacità di respingere l’inchiostro grasso, quando erano umide.
Grazie alla scoperta della stampa litografica si avranno effetti immediati sulla stampa dei libri e dei giornali e in particolare, questa nuova tecnica consentì anche una notevole diffusione dei manifesti.

Comunque, agli inizi non ci furono sostanziali variazioni per quanto riguardava la concezione e l’uso dei procedimenti tipografici, solo in seguito si iniziò a studiare con cura, dove fosse più acconcio posizionare le illustrazioni, in relazione al testo e alla pagina. Da quel momento in poi, ogni pagina di giornale divenne un’architettura mobile, creata per stimolare e dialogare con i lettori, come tuttora avviene anche nell’editoria moderna.