Romeo e Giulietta: una lunga e impossibile storia d’amore

Quanti di voi hanno sentito parlare dell’Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti?

Credo che sarete in pochi ad alzare la mano, ma se invece dicessi:
quanti di voi conoscono la novella di Romeo e Giulietta?

In pratica, parliamo della stessa storia, la prima, l’Historia, per capirci, fu scritta da Luigi Da Porto, un vicentino, e fu pubblicata a Venezia la prima volta, forse, nel 1530 e successivamente nel 1539.
La storia si immagina venga narrata allo stesso Da Porto da un suo “arciero”, durante un viaggio da Gradisca a Udine; in ogni caso, la tragica vicenda non è in origine neppure del Da Porto, bensì, una rielaborazione di un’altra storia ancora: “Mariotto senese, innamorato di Ganozza” tratta dal Novellino, attribuito a Masuccio Salernitano, e ambientata in questa versione a Siena.
La storia fu rivisitata e proposta nel tempo anche da altri autori: Bandello, Gherardo Boldieri e infine, fu consacrata ai posteri dalla versione shakespeariana.

Bisogna riconoscere al Da Porto di aver preparato egregiamente la strada al drammaturgo inglese. Rispetto alla versione del Masuccio, il letterato vicentino immerge la storia in un’atmosfera diversa rispetto a quella creata dal suo predecessore.

Il Da Porto inserisce il racconto in una cornice familiare, di assoluta normalità e situa gli avvenimenti in un momento storico e geografico ben preciso: le lotte fratricide tra le opposte fazioni nobiliari nella Verona di Bartolomeo della Scala e i luoghi dell’azione sono circoscritti tra Verona e Mantova.
Invece, Masuccio accentua la straordinarietà della vicenda, inoltre, la sua versione della storia si colloca in un tempo indeterminato e spazia geograficamente da Siena ad Alessandria d’Egitto.

Cornice realistica, atmosfera quotidiana e familiare, collocazione precisa nel tempo e nello spazio, circostanze banali (il messo inviato a Romeo da Giulietta non lo trova e trattiene la lettera) che sono causa scatenante della risoluzione fatale, la morte contemporanea dei due amanti costituiscono le differenze sostanziali tra la versione di Da Porto e quella di Masuccio e nel loro insieme fanno la differenza.

Nella versione di Da Porto, oltre alle sostanziali diversità già viste, che rendono la storia indubbiamente migliore di quella del Masuccio, si aggiunge la capacità del vicentino di gestire con grande maestria il gioco dell’equivoco e del malinteso. Questi due elementi si muovono verso un climax, verso l’ultimo ed estremo crudele gioco della sorte: la morte dei due amanti, inevitabile, ma solo per un soffio; ciò rende la storia ancor più drammatica e angosciosa.

Il Da Porto ha indubbiamente il merito di aver preparato la storia a dovere, affinché giungesse agli allori nelle mani di William Shakespeare.


fonte: “La Novella del Cinquecento” di Bruno Porcelli, Editori Laterza, 1979

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