Ferragosto, un giorno speciale che evoca tanti ricordi e suggerisce ancora tante promesse: di sole, mare e divertimento, ma che sta diventando sempre più caldo a causa dei cambiamenti climatici.
Ferragosto evoca alla mia mente una parola in particolare: mare.
E di contorno, tanti ricordi: i gavettoni; i pranzi sotto l’ombrellone con le mie amiche, per niente frugali – sostanziosi pot-pourri imballati in confezioni di alluminio e comprati nella rosticceria di fiducia; la sabbia che con il sudore diventava una sorta di cemento appiccicoso che si insinuava ovunque e in particolare, sull’asciugamano che, se era bagnato, accalappiava granelli su granelli, come una calamita con la limatura di ferro, e quando lo sollevavi, pesava il triplo.
Ricordo anche i bagni rifocillanti per scacciare il calore; le sfide a chi si buttava prima in acqua, freddissima, se eri stato per un po’ sotto il sole.
Ricordo i palleggi sulla riva e dopo il bagno, la piacevole sensazione di sdraiarsi ad asciugare con l’acqua sulla pelle che contrastava il calore del sole.
Purtroppo, da qualche anno a questa parte, il Ferragosto non è più solo il culmine dell’estate e questa stagione, in generale, sortisce nelle persone l’idea che il caldo sembra superare se stesso, come se il sole avesse perso il senso della misura.
Ormai, il caldo estivo non è più quello che ricordavo: non un abbraccio, ma una pressione costante; un promemoria che il clima sta cambiando, più in fretta di noi.
Un tempo, Ferragosto era il giorno più caldo dell’anno; ora è solo uno dei tanti picchi, una tappa in una lunga marcia di afa che non concede tregua, e che ci parla di un mondo che brucia un po’ di più ogni anno.
E anche se il Ferragosto di oggi, segnato dal caldo eccessivo e dal cambiamento climatico, non assomiglia più a quello dei miei ricordi, che siate rintanati all’ombra o – quelli di voi estremamente coraggiosi – sdraiati sul lettino o su un più spartano asciugamano, potete sempre raffreddare la calura con qualche piacevole lettura.
L’estate incantata di Ray Bradbury, per chi ama i romanzi di formazione, dove sono trattate tantissime tematiche, con un tocco di grande poesia.
L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel, un libro dalle tematiche sicuramente più forti e dalle tinte drammatiche.
Estate di Edith Wharton, una delle prime “summer novels” della letteratura americana, una storia che parla di luce, desiderio, cambiamento.
Voci d’estate di Rosamunde Pilcher, un romanzo che cattura la dolcezza malinconica dell’estate: le sue luci, le sue pause, le sue voci sottili che arrivano dal passato e chiedono di essere ascoltate.
Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, un romanzo non propriamente estivo, ma vicino alle tematiche proprie dell’estate, considerata la stagione del desiderio, dell’eccesso, della luce che acceca.
Chiamami col tuo nome di André Aciman, un romanzo che affronta l’estate come scoperta, sensualità, calore che diventa linguaggio emotivo.
Le braci di Sándor Márai, in questa storia, l’estate diventa attesa, resa dei conti, calore che non è solo meteorologico ma interiore.
Estate di Ali Smith, parte della quadrilogia delle stagioni, questo romanzo contemporaneo affronta l’estate dal punto di vista politico e climatico.
La pattuglia dell’alba di Don Winslow, un noir che profuma di oceano e di luce californiana, dove l’alba diventa il confine tra ciò che si vede e ciò che resta nell’ombra.
Per chi invece ama la poesia, consiglio di rileggere o leggere: Meriggiare pallido e assorto, una poesia di Eugenio Montale, tratta dalla raccolta Ossi di seppia, che descrive un paesaggio ligure assolato e arido, riflettendo sul senso della vita e sul “male di vivere”.
