Scrivere è come aprire una pista nella neve alta: si rischia di perdersi

Paesaggio con neve alta

In questi giorni, leggendo la cronaca quotidiana e ascoltando i bollettini meteorologici che parlano di freddo intenso, neve e gelo, ho ripensato a una frase che ho letto recentemente e che riguarda da vicino la lettura e la scrittura: le due passioni che mi legano a doppio nodo ai libri.

In un susseguirsi, un cerchio magico che crea una continuità fatta di pensieri, di parole assaporate, masticate e digerite e infine inserite in una nuova storia, in mezzo a nuovi concetti e sulla bocca di nuovi personaggi.

Magari un po’ diverse, più vissute, più tristi o più felici.

Mi sono distratta e mi sono fatta prendere la mano, parlavo di neve e al tempo stesso di lettura e di scrittura. Il tutto, come vedrete, riassunto in un’efficace metafora.
Il gesto di scrivere è come aprirsi la strada in mezzo alla neve alta, in una distesa bianca e immacolata.

Una distesa immensa di cui non si vede il confine.

Si rischia di perdersi e non è una strada per tutti: ci vuole molto coraggio, passione e determinazione e tanta pazienza per continuare a procedere, senza vedere bene dove si va. È un po’ la dannazione dei pionieri e dei profeti condita con l’ostinazione dei santi. La preghiera giornaliera di noi scrittori è questo avanzare in mezzo alla neve e ogni tanto è bello invertire le parti.

Tornare a essere lettori, viaggiando comodi, su una pista tracciata da altri, a cavallo o a bordo di un trattore, come dice Šalamov, per riprendere lo slancio e tornare nei giorni appresso al faticoso, ma irrinunciabile cammino, quando si tornerà ad avanzare immersi fino al busto nella neve, con le forze rinnovate e il cuore più leggero, mentre le dita volano rapide sui tasti.

Come viene aperta una strada nella neve vergine? Un uomo avanza per primo, sudando e imprecando, muove con difficoltà una gamba poi l’altra, e sprofonda ad ogni passo nello spesso manto cedevole. […] L’uomo sceglie da sé i punti di riferimento nell’infinità nevosa: una roccia, un albero alto. […] Se si camminasse, passo dopo passo, nella traccia del primo, si otterrebbe un cammino visibile ma stretto e a stento praticabile. […] Ognuno di quelli che seguono la traccia, […] deve posare il piede su di un lembo di neve vergine e non nella traccia di un altro. Quanto ai trattori e ai cavalli, non sono per gli scrittori, ma per i lettori“. (“I racconti di Kolyma” di Varlam Tichonovič Šalamov; citato in L’arte di leggere di Guido Conti).

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