Lezioni di creatività #4 Tutto inizia da un’idea!

Idea

Parlare di fumetti per ragionare di tecnica: l’importanza della documentazione.

Mettiamo che abbiate avuto un’idea. E che l’idea sia proprio forte, che ogni volta che tornate a soffermarvi su di lei si arricchisca di particolari nuovi, piuttosto appetibili… È il momento di cominciare a raccogliere materiale. Se i vostri personaggi si muovono sotto la città, guardatevi intorno con molta cura, se vi capita di usare la metropolitana.

Fate ricerche in Internet utilizzando come chiavi di ricerca frasi del tipo tunnel sotto la città o mappe fognarie, ma anche un generico cunicoli, bunker, sopravvivere al 2012. Non ricaverete soltanto informazioni di massima ma, soprattutto, la possibilità di nuovi spunti per la storia che ancora non sapete di possedere.

Questa non sarà una documentazione vera e propria (operazione che farete cercando informazioni molto più mirate) ma il primo nutrimento visivo dello spunto narrativo che dovete sviluppare. Segnatevi sempre le fonti particolarmente ricche, che vi hanno ben impressionato, nonostante, magari, non c’entrino nulla con l’argomento che avete intenzione di trattare: domani sarete felici d’averlo fatto.

PERSONAGGI, NEMICI E SPALLE.

Può darsi che vi sembri strano che io cominci a parlarvi di come si costruisce un personaggio, piuttosto che di come si assembla una storia. In realtà, non lo è. Lo sceneggiatore di fumetti ha solo due sbocchi: o i personaggi (quindi le storie) esistono già o ne crea lui ex-novo. Se l’idea è proporsi come autore/ sceneggiatore (non sempre si ricoprono entrambi i ruoli: nel caso di Diabolik, difficilmente il soggettista è anche sceneggiatore) di un fumetto seriale (l’esempio più diffuso lo abbiamo con i prodotti Sergio Bonelli Editore) la prima operazione da effettuare è studiare il personaggio.

Voglio sperare che a nessuno venga in mente di ripetere certe ignobili figure fatte anni addietro da sedicenti aspiranti sceneggiatori di fumetti che, alla domanda “Quali fumetti leggi?” ebbero il coraggio di rispondere che non ne leggevano perché non avevano tempo. Peggio ancora, qualcuno asseriva candidamente di “voler fare fumetti in attesa di qualcosa di più serio”. Vi risparmio tutta una serie di commenti che mi nascerebbero dal profondo del cuore.

Mettete in conto che, se volete lavorare con un prodotto seriale già esistente, dovrete vedervela con un editor o facente funzioni. Spesso è il responsabile della serie, qualche volta il suo braccio destro, ed è sempre e comunque una rogna (se non proprio una ca-rogna).

Difficilmente è un raccomandato incompetente, superficiale e fatuo, ma questo non migliora la vostra situazione (quella della casa editrice sì): vi scontrerete con un pezzo di granito, spesso altrettanto comunicativo, molto più predisposto a usare il bastone invece della carota. Spazziamo via qualunque ambiguità: LUI HA RAGIONE. Non perché siate in torto voi, ma perché l’editore ha deciso di lasciare a lui facoltà di scelta su autori e storie e su questo investe discrete somme ogni mese.

Nessuno mette in discussione che le idee di un esordiente possano davvero essere buone, deflagranti e innovative, ma difficilmente saranno prese in considerazione: quando ci si avvicina a un personaggio è consigliabile rimanere nei solchi della tradizione, inserendo al massimo un colpo di scena per storia.

Riceverete un sacco di rifiuti.

Anzi, a voler essere onesti i professionisti del settore affermano di aver ricevuto più rifiuti che risposte affermative. Ricordatevelo, quando sarete furiosi (o terribilmente infelici, a seconda di quella che è la predisposizione personale) perché vi avranno cestinato la storia perfetta. Prima riuscirete a dotarvi di una robusta crosta psicologica, meglio sarà; e questo non vi autorizza assolutamente a peccare in senso opposto, cioè a credere di essere sopra chiunque altro e che qualunque rifiuto sia dettato da invidia o manifesta incapacità.

Uno sceneggiatore famoso (rubacchiando un pensiero di Angelo Branduardi rivolto al mondo delle produzioni musicali) ha raccolto in una frase il difficile equilibrio interiore che ci dobbiamo sforzare di raggiungere quando ci esponiamo al giudizio professionale degli altri: “… per affermarsi nel mondo del fumetto è necessario possedere il 20% di talento. Il restante ottanta è questione di carattere, e non sono affatto convinto che ribaltando le proporzioni possiamo ottenere lo stesso risultato”.

In realtà, credo che il ragionamento sia applicabile a qualunque professione creativa; proprio perché si tratta di professioni. Nessuno obbliga uno scrittore a misurarsi col giudizio altrui, ma se si decide di uscire dalla dimensione diaristica o dalle protettive quattro mura della propria stanzetta la faccenda cambia.

Bisogna acquisire GLI STRUMENTI e, specie se ci avviciniamo a un prodotto già esistente come il fumetto seriale, dobbiamo smettere di essere fans e ragionare come autori.

Questo non significa che dovrete smettere di divertirvi.

Solo, se riuscirete a fare le cose per bene e avrete una carriola di fortuna, qualcuno vi pagherà per farlo. Adesso studiamo la costruzione di un personaggio.

Lezioni di creatività #3 Nutrire il giardino creativo

serra

E no, non tutto il concime puzza.

Il vostro giardino della creatività ha bisogno di buoni semi, un buon terreno e un altrettanto buon concime, perciò attenti a quello che leggete, guardate, ascoltate. Film, fumetti e libri di buon livello sono frutto di altrettanto buon materiale consumato, ed è molto più facile scendere che salire.

Quindi, se dovete sognare, sognate in grande:

imbevetevi di storie enormi, anche se all’apparenza possono sembrare piccole, perché magari imperniate sulla quotidianità e il mondo interiore di ognuno. Se avete la sensazione di venire trasportati lontano, bene.

È un ottimo punto di partenza, perché in quel particolare stato di suggestione il vostro cervello registrerà a livello profondo emozioni e immagini (letterarie o meno) che le hanno generate: ve le ritroverete in punta di penna, o sulla tastiera, ancora prima di aver realizzato di possederle.

Cercate di dirigere la vostra voglia di narrare verso quelle stesse cose che vi piace leggere o vedere, perché ci sarà da fare un sacco di fatica per dare forma a tutto quanto e avrete bisogno di tutto l’entusiasmo del mondo. Non ci sono propellenti adeguati quando cerchiamo di far correre il nostro motore delle storie sul circuito di che-noia-sta-roba…

Siate curiosi, imparate ad ascoltare prima di porre domande.

Chi ha troppa fretta spesso è innamorato solo della propria voce. S. King dice che le storie sono come lo scheletro di un dinosauro, e che l’archeologo potrà scoprire di che specie si tratta solo dopo averlo fatto affiorare dal terreno. Io non ne sono mai stata capace, perché ho bisogno di un impianto narrativo già delineato quando parto a scrivere una storia, ma mi sono accorta che ascoltando sul serio qualche piccolo dinosauro sono riuscita a intravederlo anch’io. Le persone non parlano solo con la voce, ma anche con l’atteggiamento del corpo, con quello che indossano e i luoghi che frequentano.

Non sottovalutate i manuali tecnici:

con questo non voglio dire che dovete essere esperti di tutto, ma che tutto può rivelarsi straordinariamente utile. Ricordo che non molto tempo fa ho dovuto trascorrere un paio d’ore in un simil-sgabuzzino, spacciato per sala d’attesa, all’interno di un’officina che installa impianti a gas e, poiché non ero parte in causa ma solo un’accompagnatrice, dopo pochi minuti mi sono resa conto che non avevo nulla da leggere. Mi ha salvata un polveroso manuale gettato in un angolo: risaliva agli anni ottanta e spiegava tutto, ma proprio tutto, sugli apparecchi utilizzati dai radioamatori, i cosiddetti baracchini.

In condizioni normali non avrei mai letto una cosa del genere (e non conosco molte altre persone che l’avrebbero fatto) eppure mi ha messo in moto qualcosa, un germe d’idea tra la fantascienza steam-punk e il post-apocalittico…

Parliamo di plagio? Parliamone.

Il plagio è quello sgradevole inconveniente in cui si cade quando si copia. Allora, anche se ormai è un dato di fatto che le botte di originalità siano sempre più rare, copiare non paga. Ispirarsi sì. Rubare un’atmosfera che ci ha affascinato è più che legittimo, specie se siamo così fighi da ammettere che volevamo proprio ottenere quell’effetto. In realtà, tutti copiano, perché tutte le situazioni, escamotage, prologhi ed epiloghi sono già stati utilizzati. Chiaro, se fate scrittura sperimentale destrutturata questo ragionamento non vale, ma qui perlopiù stiamo parlando di narrativa di genere. Quello che importa è che le soluzioni (quindi gli sviluppi) della storia siano cercati onestamente, rifiutando l’abusato o l’inganno verso il lettore. Ma di questo parleremo più avanti.

Continua…

Lezioni di creatività #2 L’importanza di tenersi strette le idee

tavolo scrittore

Accettate questa suggestione letteraria (le vostre saranno anche meglio, ma per il momento il ballo lo conduco io ): un gruppo di cavalieri in arme corre attraverso la vallata. Sono fantasmi.

Mentre si forma questa immagine, potreste già vedere armature lucenti e teschi ghignanti sotto gli elmi piumati e la figura di un antico sacerdote che crea un cerchio protettivo attorno uno sparuto gruppo di superstiti…

Va benissimo, sia chiaro, ma quella che dovete mantenere per fissarla nel vostro taccuino personale è l’idea iniziale, perché è lei ad avere forza. Il contorno cambierà mille volte prima di adattarsi del tutto alla vostra storia e se partite subito mettendo sulla carta duemila particolari rischiate di coprire la fonte della storia stessa.

Arriverà il momento in cui le storie sembrano formarsi già per esteso, ma voi sarete in grado d’isolare il nocciolo creativo, perché non è affatto detto che una stesura completa sia una buona stesura.

Meglio che le idee decantino, dopo essere state fissate con forza nella nostra mente; tanto, una parte del nostro cervello tenderà a lavorare autonomamente sugli imput offerti, se gli facciamo arrivare l’equivalente di un messaggio sottolineato.

Il problema dei giorni che viviamo (uno dei tanti e non certo il più grave, ma non siamo qui per salvare il mondo… Al massimo, per inventarne dei nuovi) è proprio questo, poiché veniamo bombardati continuamente da stimoli visivi e sonori che tendono a diventare sempre più forti: la nostra mente è diventata pigra, mostrando deficit di attenzione in termine di quantità e qualità, e se vogliamo recuperare la necessaria concentrazione abbiamo bisogno di qualche trucco.

Io uso il bloc-notes del cellulare, visto che ha una memoria enorme e si presenta come la pagina di un vecchio quadernetto, ma non esito a portarmi sempre dietro anche una moleskina…

È importante che gli appunti, anche se finite per scriverli su fogli volanti, vengano trasferiti (ed eventualmente integrati o ampliati) tutti nello stesso taccuino, elettronico o meno. Tocco un tasto dolente: se si tratta di supporto cartaceo, ogni tanto fotocopiate tutto. Se invece utilizzate un palmare o un cell. fate un back-up, per favore. Parlo per esperienza personale, perché tenevo nello zaino che uso come borsa quotidiana un piccolo quadernino pieno zeppo di tracce e anche di storie intere. Al buio del cinema ho estratto qualcosa e, presa com’ero dal film, non mi sono accorta che il quaderno in questione era caduto sul pavimento.

Morale della favola, ho faticato a trattenermi dal picchiare la testa al muro: sono passati cinque anni ma penso ancora a quante di quelle idee perdute avrei potuto utilizzare.

Continua…

Lezioni di creatività #1 L’idea, il piacere di scrivere e il metodo

brodo e forchetta

Perché qualche volta è meglio prenderla alla lontana: impariamo a scrivere le nostre storie scoprendo la struttura narrativa del fumetto.

Il come ve lo spiego io, il perché dovete saperlo voi.

L’IDEA, OVVERO COME NUTRIRE LA PROPRIA CREATIVITÀ.

L’interesse per la sceneggiatura è figlio diretto della voglia – bisogno – di scrivere storie. Inutile dire che volete farlo perché vi piace raccontare: quello che cambia radicalmente è il modo, che qui chiameremo metodo. Ciò che non cambia affatto, invece, è il bisogno di curare il giardino più prezioso che possedete, quello della vostra immaginazione. Di certo possedete già i vostri sistemi, ma bisogna stabilire quanto siate consapevoli del materiale con cui venite a contatto.

Insomma, se vi ritrovate a cercare di sorbire il brodo con una forchetta, possiamo dedurne che l’intenzione è corretta ma lo strumento è sbagliato.

Ecco, la mia intenzione è fornirvi gli strumenti per poter passare dall’intento al risultato pieno, ma l’unica cosa che non posso offrirvi (e, poiché sono un essere acido e malevolo, nemmeno voglio) sono le idee. Quelle dovete imparare a riconoscerle ogniqualvolta si presentano. E non uso il termine riconoscere a caso, perché è proprio così che funziona: gli spunti narrativi sono ovunque e noi dobbiamo solo imparare a coglierli, con una sorta di antenna interiore che a forza di essere educata comincerà a vibrare in maniera autonoma.

Fondamentale è rendersi conto che le idee sono patrimonio inestimabile, per chi scrive; quindi la cosa più sciocca che si può fare è mostrarsi pigri.

Rassegnatevi subito: quando vi viene in mente qualcosa (e, siatene certi, due volte su tre accadrà in un momento poco appropriato) non potete pensare “la scrivo domani” o “adesso dormo, tanto faccio in tempo anche dopo”. Dopo quasi sempre l’idea si sarà dissolta in maniera misteriosa, proprio come era arrivata. Sono consapevole che non sempre si possa correre a prendere appunti, specie se siamo in ufficio o in fabbrica, ma dobbiamo farlo appena possiamo e non un secondo dopo.

Nel lasso di tempo che intercorre da quando veniamo colpiti da un’epifania letteraria alla possibilità di scrivere tre righe di promemoria, dobbiamo crearci una sorta di post-it mentale.

Quest’esercizio vi aiuterà a richiamare alla mente con molta lucidità quello che volete fissare su carta, anche se sotto forma di appunto. Visualizzate la vostra mano che scrive su un foglietto (o, meglio ancora, una grande lavagna) tre-quattro parole legate alla vostra idea: attenzione, all’idea di partenza, non allo sviluppo che potrebbe avere in seguito…

Continua…