Tornerà Nick Raisi? Il destino del commissario più amato dai lettori

A volte basta una semplice parola, una soltanto per mettere in moto una nuova storia.
Un fermo immagine revocato da quella parola e poi un altro, una successione di flash mentali che si allineano, si intrecciano, si amalgamano e vedi i personaggi che si muovono dentro a quel film immaginario.

Quale personaggio potrebbe essere il protagonista indiscusso di quella storia? Uno del passato del quale hai già scritto? Che hai fatto muovere in una location particolare?

Quando un personaggio ti affascina così tanto che sei indecisa se continuare a raccontare le sue storie, le sue stranezze, come farlo agire o pensare solo perché non sai decidere se è ora di lasciarlo andare per seguire altri contenuti, personaggi e poi intuisci che quel particolare personaggio ha ancora qualcosa da dire.

Sto parlando di Nick Raisi.

Molti lettorə mi hanno chiesto perché avessi smesso di scrivere delle sue indagini a Brunico, sono qui a fare in conti con quella scelta.
Nick che odia la montagna, il freddo, il vento gelido e la neve, ma forse proprio per questo chi lo voleva lontano da Roma lo fa trasferire in Trentino Alto Adige.

Un commissario sopra le righe, certo, che deve interagire con i colleghi che hanno un modo di pensare e di indagare diverso, non per questo meno efficace, anche se Nick spesso lo trova poco diretto, a volte tortuoso.

Eppure riesce a spogliarsi dell’eredità pesante di Roma, delle tante ombre che hanno spinto i suoi superiori per quell’incarico di commissario in quella città. Si affeziona a quei luoghi, alla comunità, ai suoi colleghi dei quali molte volte non riesce a capire i comportamenti e soprattutto in qualche modo riesce anche a integrarsi.

Riesce ad amare quei paesaggi, anche il vento gelido che si insinua nella val Pusteria e inizia a trovare poetica anche una bella nevicata, sempre se magari la contempla vicino a una stube in compagnia di Larissa e non che lo sorprenda mentre percorre la valle Aurina dove è costretto a mettere le catene alla sua auto.
Gli approcci ai suoi casi poi sono sempre fonte di intuizioni della sua mente creativa, mentre si nutre di krapfen o accenna a qualche nuovo passo hip hop.

Forse dovrei seguire il suggerimento di parecchi lettorə che mi hanno chiesto: “Perché non scrivi un seguito di Rime Mortali e Codice 206? Perché non scrivi ancora di quel bel commissario?”

Dovrei rispolverare Nick Raisi e fargli ricordare che è stato per me uno dei personaggi più amati, sentiti e che mi hanno dato tante soddisfazioni?
Se l’ho lasciato andare il motivo ancora non l’ho digerito.

È stato difficile, è stato un percorso della mia scrittura, una necessità di trovare altre storie sulle quali far volare la mia fantasia.
Mettersi in gioco per provare a me stessa che ero in grado di caratterizzare altri personaggi in location diverse.

Qualche lettorə si ricorderà di Nick?
Amo le sfide.

Scrittori e investigatori: due professioni da accomunare

Scrittori e investigatori hanno in comune una cosa: non smettono mai di pensare.

La scrittura è un’indagine sempre aperta, una ricerca appassionata di elementi, un lavorio continuo per recuperare materiale. Tutto per produrre una storia, per lo scrittore; per impostare un caso se ci riferiamo all’investigatore.

Qualsiasi narrazione vede la luce dopo un lungo lavoro di accumulo: il nostro cervello non smette mai di immagazzinare informazioni, durante il giorno, ma anche nel corso della notte, attraverso i sogni.

Il lavoro cosciente dello scrittore si basa sulla ricerca di nozioni specifiche su un dato argomento o su spunti in generale, spesso, però, questo lavoro occupa una percentuale inferiore rispetto all’accumulo casuale di notizie e indicazioni che ci arrivano da ogni angolo della nostra vita quotidiana: un dialogo di un film, un articolo postato sui social, la frase di un libro, un concetto espresso da qualcuno.

Anche l’investigatore raccoglie materiali e informazioni e poi, entrambi, quando hanno elementi sufficienti, accostano i pezzi e formulano ipotesi; poi, lo scrittore plasmerà una storia, mentre l’investigatore giungerà alla soluzione del caso; da una parte ci sarà un libro, dall’altra, un colpevole assicurato alla giustizia.