Marta Guidi e il caso dell’Invisibile: un’indagine tra due città

In un infimo motel di un quartiere di Milano viene trovata morta, in una pozza di sangue, una giovane prostituta.

La camaleontica ispettrice Marta Guidi, psicologa forense e profiler esperta in cinesia, segue il caso in apparenza legato al mondo della droga.
Il sospettato dell’efferato omicidio è in fuga, ma viene intercettato: è sceso in un albergo di Ancona.

La Guidi decide di raggiungere il capoluogo marchigiano, spostandosi con il suo vecchio camper: dimora ed estensione del suo ufficio.
Nello stesso giorno, in un parco di Ancona, una coppia trova un uomo sgozzato e l’ispettore Andrea Ragni non ha dubbi: il serial killer soprannominato dalla stampa l’Invisibile ha colpito ancora.

Il suo modus operandi è un taglio netto alla gola che non lascia scampo alle vittime. Lo spietato assassino si muove come un’ombra nella città e i suoi travestimenti perfetti spiazzano gli investigatori.

L’ispettrice Marta Guidi, con l’aiuto della squadra mobile di Ancona cercherà di risolvere il suo caso, e aiuterà i colleghi a dare un volto all’Invisibile.

Moda, politica ed emancipazione: la sorprendente storia del “Corriere delle Dame”

Il “Corriere delle Dame” fu molto più di un giornale di moda: un laboratorio di idee, cultura e libertà per le donne dell’Ottocento.

Tra Settecento e Ottocento il mondo dell’editoria vive una trasformazione profonda: l’Illuminismo alimenta il desiderio di conoscenza, l’alfabetizzazione cresce e la stampa diventa il mezzo più potente per diffondere idee, mode e dibattiti. È un periodo in cui i giornali si moltiplicano e si specializzano, rispondendo a un pubblico sempre più curioso e variegato.

In questo scenario, nel giugno del 1804, nasce a Milano il Corriere delle Dame.
A fondarlo è Giuseppe Lattanzi, ma la direzione del giornale spetta a sua moglie, Carolina Arienti: donna colta, determinata e sorprendentemente moderna, impegnata nella difesa dei diritti femminili, quando ancora nessuno parlava di emancipazione e, ovviamente, il periodico riflette la sua visione innovativa.

Sottotitolato Giornale di mode, letteratura, belle arti, teatri e notizie politiche, il Corriere si presenta come un settimanale di moda illustrato. E, in un’epoca in cui alle donne è richiesto soprattutto di prepararsi al matrimonio e alla vita domestica, il tema del “bel apparire” affiora come tema centrale. Alle abbonate del Corriere arrivano incisioni in rame acquerellate con figurini di moda che sono veri e propri oggetti da collezione.
Dal 1806, i coniugi Lattanzi iniziano perfino a vendere abiti e accessori per corrispondenza: una sorta di “e-commerce ante litteram”.

La vera forza del Corriere delle Dame e il successo che ottiene in quegli anni, non riguarda solo il pubblico femminile e gli argomenti che tratta non sono orientati esclusivamente a quelle si ritenevano le esigenze del gentil sesso in quell’epoca.
Carolina Arienti ha unito l’utile al dilettevole: ha offerto alle lettrici non solo intrattenimento, ma anche strumenti per ampliare i propri orizzonti. Accanto alla moda, trovano spazio recensioni letterarie, aggiornamenti sui teatri milanesi, racconti, poesie, aneddoti, giochi enigmistici, consigli di puericultura, economia domestica e igiene. Una miscellanea ricchissima, ispirata agli almanacchi e alle gazzette settecentesche, capace di conquistare un pubblico sempre più ampio.

Tra le sezioni più innovative c’è il Termometro politico, una pagina dedicata alle notizie interne e internazionali, concessa in via privilegiata dal Governo. Pur mantenendo un tono prudente, la rubrica consente alle donne di accedere a informazioni da cui erano tradizionalmente escluse: politica estera, campagne militari, relazioni internazionali. Un piccolo ma significativo passo verso una maggiore consapevolezza civica.

Il periodico diventa così un punto di riferimento culturale: ospita contributi di Neoclassici e Romantici, presenta opere italiane e straniere, alterna testi impegnati a letture più leggere. E soprattutto, offre alle donne uno spazio di informazione e formazione che fino ad allora non esisteva.

Alla morte di Carolina, nel 1818, la direzione passa a Giuditta Lampugnani, affiancata dal figlio Alessandro. La sigla “C.L.” continua a comparire sul Corriere: la nuova moglie di Lattanzi, Vittoria Carolina Pozzolini, sceglie di firmarsi con le stesse iniziali.

Con il tempo, e soprattutto dopo il 1848, la parte politica si amplia ulteriormente, mentre nascono due testate parallele dedicate alle sarte: Il Corriere delle Mode e La Ricamatrice. Il Corriere delle Dame si concentra così sul fermento culturale e politico che anima Milano, tanto che nel sottotitolo compare la dicitura “notizie politiche”.

Dopo il 1850, però, la rivista torna a un’impostazione più tradizionale, pur mantenendo una certa apertura verso i diritti femminili, rafforzata dagli eventi dell’Unità d’Italia. La sua lunga storia termina nel 1875, quando viene fusa con le pubblicazioni della casa editrice Sonzogno.

Oggi, il Corriere delle Dame resta una testimonianza preziosa: un esempio pionieristico di giornalismo femminile capace di parlare alle donne senza rinchiuderle nei ruoli imposti dalla società, offrendo loro strumenti per conoscere, capire e – almeno un po’ – emanciparsi.

#DonneEBorse2

donne e borse 2 valigia giallaDi solito, sono i cassetti a racchiudere i sogni, gelosamente immobili, li proteggono dal mondo che a volte sembra ostile o diverso da come l’avevamo immaginato e che temiamo non sia in grado di accoglierli come dovrebbe.

I sogni rimangono lì, dentro quell’involucro rigido, fermo in un angolo della casa, ogni tanto ci sinceriamo che siano ancora lì, pronti a essere liberati.
I miei sogni in attesa di rivedere la luce sono dentro a una piccola valigia gialla.

Non ho il coraggio di lasciarli impolverare dentro a un cassetto, ma non intendo neppure regalarli al mondo come ho fatto finora, rivestendoli di parole, di frasi, di emozioni.
I miei sogni resteranno dentro la rigida valigetta gialla che porto con me ovunque e forse un giorno riuscirò ad aprirla con meno tristezza.

#DonneEBorse1

#DonneEBorse1

Donne e Borse 1
Devo comprarmi una gonna, larga e abbastanza lunga per coprire quello che non ho voglia di mostrare.

Deve essere comoda, morbida che lasci le gambe libere di muoversi. Forse è meglio un vestito, no meglio di tutto è se mi compro una borsa, grande e colorata per affrontare l’autunno.

Deve essere colorata per ricordarmi l’estate, capiente come quelle usate per andare in spiaggia e dentro devo metterci tutto, tutto quello che mi fa sentire viva, amata, protetta.

Non è così che noi donne decidiamo, a volte, di cambiare qualcosa nella nostra vita?
Non è questo un modo per spezzare la monotonia o una noiosa routine?
Allora perché non iniziare da una borsa capiente e colorata?

#DonneEBorse2

Dedicato a tutte le donne

donna che legge
Ho riflettuto molto sul post che potesse chiudere quest’anno e accogliere il 2013 che ci attende.

Ripercorrendo i solchi tracciati dagli eventi mi sono soffermata su una traccia dolorosa e significativa: i nomi di tutte le donne comparsi nella cronaca nera a causa delle violenze subite da uomini privi di pietà e amore.

Ho creduto, quindi, opportuno citare un autore, un uomo, che ha omaggiato le donne con un suo meraviglioso pensiero e credo che le sue parole possano concludere egregiamente, ma soprattutto, possano aprire con un messaggio di speranza il nuovo anno che ci attende per prenderci per mano…

“Le tre del mattino, pensò Charles Halloway, seduto sull’orlo del letto. […] Le donne non si svegliano mai a quell’ora, vero? Dormono il sonno dei bambini, dei neonati. Ma gli uomini di mezza età? Conoscono bene quell’ora. […] È passato molto tempo dal tramonto e manca molto all’alba, e tu evochi tutte le cose sciocche della tua vita, le incantevoli cose stupide fatte insieme a gente conosciuta così bene e che adesso è morta da tanto tempo… […]
Basta! Gridò silenziosamente.
[…]
Sua moglie sorrise nel sonno.
Perché?
Lei è immortale. Ha un figlio.
È anche tuo figlio!
Ma quale padre lo crede veramente? Non porta pesi, non prova dolori. Quale uomo, come una donna, se ne sta disteso nell’oscurità, portando in sé il figlio? Quelle creature dolci e sorridenti possiedono il grande segreto. Oh, che strani, meravigliosi orologi sono le donne. Il loro nido è il Tempo. Sono loro che fanno la carne, la carne che afferra e lega l’eternità. Vivono in quel dono, conoscono il potere, accettano, e non hanno bisogno di parlarne. Perché parlare del Tempo quando sei tuo il Tempo, e dai forma ai momenti universali, mentre passano, li trasformi in calore e in azione? Gli uomini invidiano e spesso odiano quegli orologi, quelle mogli, perché sanno che vivranno per sempre. E quindi che cosa fanno? Noi uomini diventiamo terribilmente meschini, perché non possiamo aggrapparci al mondo o a noi stessi o a qualunque altra cosa. Noi siamo ciechi alla continuità, tutto crolla, cade, si fonde, si ferma, imputridisce o fugge. Perciò, siccome non possiamo dare la forma al Tempo, come siamo noi uomini? Insonni.
Le tre del mattino. Questa è la nostra ricompensa. Le tre del mattino, la mezzanotte dell’anima […]
(da Il popolo dell’autunno di Ray Bradbury)