Sognando con Chagall: la mia visita a Ferrara

La mostra di Chagall a Ferrara: un viaggio tra sogno, fiaba e ricordo. Un percorso scandito da colori accesi, da cui affiorano figure morbide e sinuose.

Il colore è tutto. Quando il colore è giusto, la forma è giusta.
Questa frase di Marc Chagall racchiude la cifra di tutta la sua opera. Se i colori dei suoi dipinti sono una calamita per lo sguardo, le figure fluttuanti, gli animali e i paesaggi della sua infanzia, richiamano memorie e varcano la magica porta dei sogni.

Entrare nelle sale di Palazzo dei Diamanti a Ferrara è stato come immergersi in un sogno multicolore, sospeso tra fiaba e memoria. Nel tripudio di colori che accoglie i visitatori della mostra, emergono blu profondi, rossi accecanti e poi un carosello di verdi, viola e gialli.

Tra i soggetti di Chagall compaiono spesso figure umane. In particolare, è ritratta numerose volte, Bella, la moglie dell’artista, oltre ad animali e grandi vasi di fiori. Questi ultimi, osservati a una certa distanza, colpiscono per i petali vaporosi e leggeri e per le macchie di colore che, avvicinandosi, sorprendono l’osservatore con una netta impressione di tridimensionalità e un realismo inaspettato.
Gli animali e le figure umane compaiono sia al centro della scena sia confinate ai bordi del dipinto, immerse a volte in un’avvolgente aura di colore.

Dedicata unicamente a Chagall, la mostra allestita a Ferrara, consente a chi si aggira nelle sale di Palazzo dei Diamanti di valutare in toto il percorso artistico di questo artista e di cogliere l’evoluzione nel tempo della sua arte.
Tra campiture accese di colore, figure fluttuanti, animali fantastici e simboli universali, si coglie il tentativo del pittore russo di riflettere la complessità dell’esperienza umana.

La mostra, che ha aperto i battenti l’11 ottobre 2025 e resterà aperta al pubblico fino all’8 febbraio 2026, raccoglie circa 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, che esplorano l’universo poetico di Chagall. Inoltre, sono state allestite anche due sale immersive che consentono ai visitatori di vivere l’arte di Chagall in modo coinvolgente e spettacolare.

Quello che maggiormente emerge da questa esposizione è la profonda umanità dell’artista russo che nell’arco della sua vita ha affrontato temi come: l’identità, l’esilio, la spiritualità e la gioia di vivere.

Note biografiche
Chagall nasce il 7 luglio 1887 a Vitebsk (Bielorussia), in una famiglia ebraica chassidica.
Il suo nome vero era Moishe Segal; in russo Mark Zacharovič Šagal, francesizzato in Marc Chagall.
Nel 1910, si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con le avanguardie e sviluppa il suo stile unico. Durante la Seconda guerra mondiale fugge in America, successivamente, tornerà in Francia.
Tra le sue opere monumentali ricordiamo le vetrate per le cattedrali di Metz e Reims, e i murali per l’Opéra di Parigi. Morì a Saint-Paul-de-Vence, in Francia, il 28 marzo 1985.

Tra le opere esposte a Palazzo dei Diamanti mi ha colpito particolarmente “Le Coq Violet”.
Il dipinto è stato realizzato dall’artista tra il 1966 e il 1972 con una tecnica mista. Raffigura un gallo viola, animale ricorrente nel suo immaginario, simbolo di vitalità, amore e radici popolari.
Riprodotto in diverse varianti cromatiche (rosso, blu, viola), il gallo rappresenta l’energia vitale, la fertilità e il risveglio. Inoltre, nella tradizione ebraica e russa, richiama la vita rurale e le radici popolari.

Chagall Le Coq Violet

In effetti, Chagall attingeva spesso ai ricordi della sua infanzia a Vitebsk, dove il gallo, come altri animali da fattoria, faceva parte della quotidianità contadina.
Per quanto riguarda il colore viola, esso è ritenuto una tonalità spirituale e magica, che accentua il carattere visionario dell’opera, legando la vitalità del gallo a una dimensione onirica e poetica.

In Le Coq violet, il pittore ci conduce nel suo mondo che oscilla tra onirico e surreale. Come in gran parte della sua produzione, la realtà si mescola al sogno.
Il colore nei dipinti di Chagall è protagonista assoluto, usato non per descrivere fedelmente la realtà, ma per evocare emozioni e stati interiori. Inoltre, in questa opera, l’artista usa una combinazione di tecniche: olio, gouache e inchiostro, ciò conferisce a Le Coq violet una ricchezza materica e cromatica particolare.

In questo dipinto è racchiusa una memoria personale, oltre che la tradizione popolare e l’immaginazione poetica. Il gallo viola diventa un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale, incarnando la cifra stilistica di Chagall: un’arte sospesa tra sogno e realtà, radici e universalità.

Vi consiglio vivamente di visitare la mostra a Ferrara, molti dei dipinti provengono da collezioni private e sarà piuttosto difficile poterle vedere di nuovo riunite in una mostra unica. Si tratta di un’occasione rara e davvero preziosa.

Rocambole, l’eroe moderno: avventuriero e ladro gentiluomo

Rocambole, l’eroe moderno: avventuriero e ladro gentiluomo

Rocambole, avventuriero e ladro gentiluomo, è un singolare personaggio della letteratura ottocentesca. Un eroe dalle tinte fosche, che a un certo punto della sua vita decide di lasciare il “lato oscuro” per difendere i più deboli.

Rocambole, il cui nome originale era Joseph Fipart dit Rocambole, è un personaggio inventato, protagonista del romanzo a puntate, “Les Drames de Paris” (I drammi di Parigi), del 1857, dello scrittore francese Pierre Alexis Ponson du Terrail (Montmaur, 8 luglio 1829 – Bordeaux, 10 gennaio 1871; autore di romanzi popolari o roman-feuilleton).
Le vicende di questo singolare personaggio hanno avuto una grande influenza sullo sviluppo della narrativa d’avventura, precorrendo la narrativa eroica moderna.

Ponson du Terrail iniziò a scrivere il primo romanzo del ciclo “Les Drames de Paris”, cioè “L’Héritage Mysterieux” (L’eredità misteriosa) nel 1857, per il quotidiano “La Patrie”. La sua idea era quella di sfruttare il successo dei “Misteri di Parigi” di Eugène Sue (1804 – 1857; scrittore francese, noto soprattutto per i suoi romanzi d’appendice a carattere sociale), scritto circa quindici anni prima.

Il protagonista della saga, Rocambole, ottenne un enorme successo popolare che garantì al suo autore un’ottima e costante fonte di reddito.
Du Terrail scrisse in totale nove romanzi con protagonista Rocambole. I testi erano destinati a vari giornali dell’epoca e l’autore fu costretto a produrli in fretta, questo, purtroppo, andò a discapito della qualità della scrittura e dello stile che risulta stereotipato. Per questi motivi, probabilmente, l’interesse per Rocambole decadde quasi del tutto nei secoli successivi al suo periodo d’oro.

In ogni caso, Rocambole ha la sua importanza: per la prima volta con i suoi romanzi ci troviamo di fronte ad avventure di fantasia. Il suo personaggio segna il passaggio dagli eroi del romanzo gotico a quelli più moderni, intraprendenti e dotati di un carattere oscuro.

Quando scriveva le peripezie di Rocambole, Ponson du Terrail fu sottoposto a notevoli pressioni da parte dei suoi affezionati lettori. Tutti erano ansiosi di conoscere il seguito delle sue avventure. Queste pressioni spiegano gli sviluppi imprevisti della serie, come la cancellazione di alcuni personaggi e l’ascesa di altri, in particolare, quella del protagonista che dall’ottobre del 1858, diventò l’eroe principale con “Les Exploits de Rocambole” (Le imprese di Rocambole).

I romanzi di du Terrail oltre a portare qualcosa di nuovo, sono un ottimo spiraglio per conoscere la vita parigina. Lo stesso personaggio dell’avventuriero spericolato è una miscela ben riuscita di sfacciataggine parigina e fascino orgoglioso del bandito romantico.

Scendendo più nei dettagli, riguardo a Rocambole, l’autore ci informa che era orfano e già da bambino, viveva rubando. Poi, dopo un arresto e una fuga dalla colonia penale completerà la sua formazione criminale, grazie a due personaggi chiave della sua vita: la vedova Fipart e Sir Williams (vero nome Andréa Felipone).

La vita di Rocambole può essere divisa in due fasi principali. Nella prima, si industria a compiere ogni sorta di crimine: ricatti, furti e persino omicidi. Poi, dopo varie vicissitudini, finito di nuovo in prigione e successivamente evaso, ancora una volta, decide di cambiare vita e di dedicare le sue “arti” al bene.
In questa seconda fase della sua esistenza, Rocambole trova diversi alleati, ad esempio: pentiti come lui e persino alcuni che in passato erano stati suoi avversari. Con essi inizia una sorta di crociata, a favore di orfani defraudati delle loro eredità da persone malvage e di bambini rapiti e strappati ai loro genitori.

Viaggia anche molto, arrivando persino in India. Fa diverse tappe a Londra e continua a entrare e uscire di galera. Le sue evasioni, come le sue avventure sono in tutto e per tutto delle vere acrobazie.
Di romanzo in romanzo, lo vediamo coinvolto in situazioni sempre più complicate e pericolose, pronto ad affrontare mille pericoli e a gettarsi nella mischia, per vivere peripezie sempre più audaci e temerarie. Non per niente, il termine “rocambolesco”, mutuato dal nome del personaggio, è entrato nell’uso corrente, quando si vuole descrivere azioni particolarmente spericolate e azzardate.

Dopo Ponson du Terrail, altri scrittori hanno proseguito la saga di Rocambole e sull’avventuriero sprezzante del pericolo sono stati girati anche diversi film e serie televisive.

In copertina: a sinistra, “Rocambole: les drames de Paris”, copertina di Gino Starace per la ristampa della libreria Arthème Fayard del 1909; a destra, copertina del primo numero di una ristampa del ciclo di romanzi Rocambole, pubblicato in 219 numeri dalle Éditions Rouff (1908-1910). Illustrazione di Louis Bombled

La vendetta: un nuovo caso per il commissario Lambert

Commissario Lambert e la vendetta

Il commissario Lambert è alle prese con un nuovo caso.

Una serie di omicidi sconvolge Parigi.
Il commissario Lambert è messo di nuovo a dura prova.
L’assassino è un tipo originale e inafferrabile; non lascia tracce dietro di sé, a parte delle piume sul corpo delle sue vittime.

Nel frattempo, il pm Lemarie viene accusato di omicidio e i due casi rischiano di mandare in tilt Lambert e i suoi colleghi impegnati su due fronti.

Questa volta i nostri amici, per risolvere il caso, dovranno andare molto indietro nel tempo.
Troveranno dei collegamenti con gli egizi e il Louvre e l’assassino sarà sempre un passo avanti a loro…

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1° Appuntamento con il giallo: Presagio mortale

cover Presagio mortaleParigi.
Durante una mostra di Aline Fournier dedicata a tre serial killer, Constance Bernard, famosa medium, preannuncia la morte della pittrice come l’inizio di una serie di delitti per mano degli spiriti.

Mentre la profezia si avvera con il primo omicidio, un gruppo di inafferrabili rapinatori mette a segno colpi in diverse gioiellerie.
Il commissario Lambert indaga, aiutato dal “professore”, Edmond A. Picard, astuto criminologo.

Riusciranno insieme a districare l’elaborata tela dell’assassino, mentre ombre dal passato tornano nella vita di Edmond a turbare il presente e le sue indagini?

Proust e il sapore del ricordo

madeleine biscotti

Sono due i motivi che mi hanno fatto pensare a Proust: i fatti recenti di Parigi e l’anniversario della sua morte che ricorre proprio oggi (18 novembre 1922).

Al di sopra delle polemiche, dei pugni alzati, delle voci indignate e di quelle pacificatrici, io voglio solo porgere un omaggio a un grande autore francese, parigino di nascita, e attraverso lui, alla letteratura francese e alla Francia, luogo in cui è nato lo scrittore e in cui si è sviluppato il suo talento.

In particolare, la mia attenzione si appunta su una singolare e minuta descrizione di “quei dolci corti e paffuti, chiamati Petites Madeleines, che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo“.
Il testo in questione è tratto dal primo volume della Recherche, “Dalla parte di Swann”.

Appena il palato di Proust assapora la madeleine ammorbidita nel tè, prova un delizioso piacere la cui natura gli è oscura.

Come può un semplice dolcetto rendere “indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, allo stesso modo in cui agisce l’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio questa essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale“.

Proust descrive l’esperienza del ricordo evocato da uno dei sensi: il gusto.

Spesso è un profumo o una serie di suoni a richiamare alla memoria un momento passato della nostra vita, con una forza incredibile, e quando riusciamo a ricordare, ci troviamo a rivivere l’istante passato con la stessa intensità originaria, recuperando il luogo e il tempo insieme alle emozioni che lo hanno caratterizzato.

È proprio quello che succede a Proust che all’inizio non riesce a focalizzare il motivo della gioia inaspettata che sta provando; beve un secondo sorso di tè, per sollecitare attraverso il gusto la sensazione e ripercorrere a ritroso il tempo e lo spazio, fino a recuperare la causa della forte emozione che ha provato.

Si concentra, si affatica, si estrania dall’ambiente in cui si trova e tenta di pensare ad altro, sempre all’inseguimento del ricordo sfuggente.
E ad un tratto il ricordo m’è apparso“.

Quel sapore era lo stesso del pezzetto di madeleine che, la domenica mattina, a Combray […], quando andavo a darle il buongiorno nella sua camera, la zia Léonie mi offriva, dopo averlo immerso nel suo infuso di tè o di tiglio“.

Il ricordo riaffiora in tutta la sua potenza vivificatrice, affacciandosi a fatica dal buio del passato, riemerge dalle onde del tempo, evocato da un sapore, e Proust conclude con una frase magnifica su come il ricordo, fragile all’apparenza, continui a vivere anche là, dove ogni cosa è scomparsa o distrutta.

Ma, quando di un passato lontano non resta più nulla, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore rimangono ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a sorreggere senza piegare, sulla loro stilla quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo“.

Ognuno di noi ha un ricordo felice nel suo bagaglio di vita, auguro, perciò, a tutti, di riuscire a recuperare quel particolare ricordo, coinvolgendo tutti i sensi; vi auguro di farlo rivivere intenso e magnifico nel presente, e spero che la luce di quell’istante di gioia resti a lungo a scaldare il vostro cuore.