Chi non conosce le fiabe dei fratelli Grimm?

Chi non conosce le fiabe dei fratelli Grimm?

Sono quasi certa che molti bambini siano andati a dormire, almeno una volta, accompagnati dalle parole: “C’era una volta”.
Ma forse non tutti sanno che, molte delle fiabe che seguivano queste parole le dobbiamo a due fratelli tedeschi: Jacob e Wilhelm Grimm.

Le fiabe dei fratelli Grimm, note in tutto il mondo, non sono nate allo scopo di dilettare grandi e piccini, ma fanno parte di un’attenta e oculata operazione di recupero di una tradizione, quella tedesca.

L’idea della raccolta fu di Jacob (Hanau, 4 gennaio 1785 – Berlino, 20 settembre 1863) – filologo, linguista e scrittore, nonché professore di lettere e bibliotecario – fratello maggiore di Wilhelm (Hanau, 24 febbraio 1786 – Berlino, 16 dicembre 1859) e richiese ben tre anni di lavoro: dal 1812 al 1815.
In questa prima fase del progetto, i due Grimm furono supportati da alcuni amici scrittori: Clemens Brentano (1778 – 1842) e Achim von Arnim (1781 – 1831).

Nella prima edizione, “Kinder und Hausmärchen” (Fiabe per bambini e famiglie), i Grimm pubblicarono anche fiabe francesi, successivamente, le eliminarono, mettendo al loro posto altre di origine germanica.
Prima di questa operazione di recupero e trascrizione dei due fratelli tedeschi, le fiabe erano tramandate oralmente, per cui era difficile fornire loro un’attribuzione precisa e anche una datazione corretta.

I due fratelli dedicarono molto tempo ed energie a trascrivere miti e leggende dell’area germanica e questo intenso lavorio li spinse a interessarsi anche al ricco patrimonio favolistico del loro Paese.
Le fiabe sono profondamente legate all’oralità, erano tramandate di generazione in generazione attraverso la memoria, ma con l’avvento della carta stampata, questa tradizione rischiava di perdersi.
I Grimm sapevano che questo tesoro da preservare era conservato, ormai, esclusivamente nelle campagne, dove le persone anziane erano ancora analfabete e qui, iniziarono il loro lavoro di recupero.

I due fratelli seguirono il loro progetto con animi diversi: Jacob aveva un atteggiamento più scientifico, mentre Wilhelm aveva un approccio più poetico e fantastico.
Quasi certamente fu il modo differente di porsi di fronte al progetto che condusse Jacob ad abbandonare l’impresa, subito dopo il deludente esito della prima edizione delle fiabe (1812-1815), invece, il fratello minore, Wilhelm continuò nell’opera, fino a pochi anni prima della morte: l’ultima edizione risale al 1857.

La prima edizione delle fiabe non era adatta ai bambini: le storie contenevano dettagli cruenti e particolarmente realistici. Con il tempo, però, le storie subirono un pesante processo di edulcorazione e depurazione dai particolari truculenti, ciò avvenne, in particolare, con la settima edizione (1857), quando furono tradotte in lingua inglese.

Le ambientazioni delle storie dei fratelli Grimm sono tenebrose e oscure. Si svolgono per la maggior parte in fitte foreste, popolate da creature orribili, come streghe, troll e goblin e, ovviamente, considerata l’atmosfera e i personaggi coinvolti, gli eventi di queste storie hanno come oggetto terribili fatti di sangue.
Del resto, tutto questo rispondeva pienamente alla tradizione popolare tedesca.

I Grimm sono ricordati come gli “iniziatori” della germanistica e furono, prima di tutto, due linguisti e filologi. Fuori della Germania sono famosi appunto per la raccolta e la rielaborazione delle fiabe, tra le quali ricordiamo: Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Hänsel e Gretel, per citare solo le più famose.

La decisione dei Grimm di dedicarsi alla trascrizione delle fiabe tedesche era legata al desiderio di far nascere una identità germanica: all’epoca, la Germania era suddivisa in tanti principati e piccole nazioni che avevano quale unico elemento unificatore la lingua.

Contemporaneamente alla raccolta delle fiabe, i due fratelli tedeschi lavorarono alla redazione di un dizionario, il “Deutsches Wörterbuch”. Composto da 33 volumi ha rappresentato un passo fondamentale per creare la lingua che oggi è il tedesco e tuttora, è ritenuto una delle fonti preminenti per l’etimologia dei vocaboli di questa lingua.

In Italia, le fiabe dei fratelli Grimm uscirono in prima edizione, nel 1897, con il titolo: “Cinquanta novelle”. La casa editrice era la Hoepli. Il libro ebbe un grande successo e fu ristampato diverse volte negli anni successivi: nel 1940, era giunto già alla decima edizione.

In copertina: Cappuccetto Rosso e il lupo in un dipinto di Carl Larsson (1881).

“Stille Nacht”: la notte silenziosa cantata in tutto il mondo

Stille Nacht la notte silenziosa cantata in tutto il mondo

Stille Nacht o Silent Night o Astro del Ciel è considerata la canzone simbolo del Natale. Originaria dell’Austria è arrivata in tutto il mondo e quando le sue note risuonano nell’aria, cantate da un solista o da un coro, si sente nell’aria la festa. Si sente che è arrivato Natale.

Stille Nacht, heilige Nacht è uno fra i più famosi canti di Natale al mondo: conta traduzioni in più di 300 lingue e dialetti.
Per conoscere la sua storia bisogna risalire al 1816, quando Joseph Mohr (1792-1848), prete salisburghese, all’epoca assistente parrocchiale nella chiesa di Mariapfarr (Lungau, regione di Salisburgo), mise per iscritto le parole di questa commovente canzone, in attesa di trovare chi fosse in grado di musicarle.

Devono trascorrere due anni prima che si verifichi il felice incontro tra testo e musica. Il compositore che rivestì di note il testo di Mohr fu Franz Xaver Gruber (1787-1863), maestro elementare ad Arnsdorf e organista a Oberndorf, il quale compose di getto la musica per questa canzone.

Nel 1816, ancora priva di musica, Stille Nacht fu semplicemente recitata. Mohr aveva scritto quelle parole ispirate per dare conforto e un barlume di speranza alla popolazione, provata dalle recenti guerre napoleoniche e dalla miseria che ne era derivata.
Finalmente, nel 1818, il giorno della vigilia di Natale, i versi di Stille Nacht furono anche cantati.

Fu lo stesso Mohr a chiedere a Gruber di mettere in musica le sue parole, per due voci soliste, coro e chitarra. Ciò avvenne il 24 dicembre del 1818, la partitura fu stesa rapidamente e il paroliere la approvò immediatamente.
Sembra che la richiesta di questa composizione fosse avanzata al musicista in quanto l’organo della chiesa di San Nicola era guasto e impossibile da sistemare in breve tempo, questo fatto giustificava anche la scelta della chitarra come accompagnamento.

Quindi, la prima esecuzione pubblica in assoluto di Stille Nacht ebbe luogo la notte del 24 dicembre 1818, durante la Messa di Natale, nella chiesa di San Nicola a Oberndorf, presso Salisburgo.
La canzone natalizia fu suonata e cantata dai due autori: Mohr cantò la parte del tenore, mentre suonava la chitarra; Gruber eseguì la parte del basso.

Musica e testo furono raccolti da un fabbricante di organi della Zillertal (la maggiore tra le valli laterali della Inntal, nel Tirolo austriaco), Karl Mauracher (1789-1844), che li portò con sé in Tirolo, dove si diffusero rapidamente.
Tutti gli anni, dalla regione dello Zillertal, molte persone si spostavano per vendere nei paesi vicini i prodotti dell’artigianato locale e da quel momento, fecero viaggiare anche la musica e le parole di Stille Nacht.
In particolare, due famiglie, Strasser e Rainer, diffusero la melodia di Gruber in tutta Europa e poi, nel mondo.

Attualmente, è una delle più celebri canzoni natalizie: più di due miliardi persone la conoscono.
Nel 2018, anno cui ricorreva il bicentenario della nascita di Stille Nacht, in Austria sono stati programmati una serie di eventi: una mostra regionale che coinvolgeva 13 località (collegate ai luoghi dove presero vita i versi e dove fu scritta la musica, ma anche dove insegnò Gruber, dove morì e fu sepolto); l’inaugurazione di alcuni musei dedicati al canto; un musical, in lingua inglese composto da John Cardon Debney (1956; compositore e direttore d’orchestra statunitense).

La versione italiana di Stille Nacht è Astro del ciel, pur in una veste diversa, questa emozionante canzone non manca mai di risuonare durante le feste natalizie e di commuovere il pubblico, dovunque sia eseguita, nei luoghi di culto ma anche nelle sale concerto durante il periodo natalizio.
Il testo italiano non è una traduzione di quello tedesco, ma è originale, scritto dal prete bergamasco, Angelo Meli (1901-1970).

Testo originale in tedesco

Stille Nacht! Heilige Nacht!
Alles schläft; einsam wacht
Nur das traute hochheilige Paar.
Holder Knab´ im lockigen Haar,
Schlafe in himmlischer Ruh!
Schlafe in himmlischer Ruh!

Stille Nacht! Heilige Nacht!
Gottes Sohn! O wie lacht
Lieb´ aus deinem göttlichen Mund,
Da uns schlägt die rettende Stund´,
Jesus in deiner Geburt!
Jesus in deiner Geburt!

Stille Nacht! Heilige Nacht!
Die der Welt Heil gebracht,
Aus des Himmels goldenen Höhn
Uns der Gnaden Fülle läßt seh´n
Jesum in Menschengestalt,
Jesum in Menschengestalt

Stille Nacht! Heilige Nacht!
Wo sich heut’ alle Macht
Väterlicher Liebe ergoss

Und als Bruder huldvoll umschloss
Jesus die Völker der Welt,
Jesus die Völker der Welt.


Stille Nacht! Heilige Nacht!
Lange schon uns bedacht,
Als der Herr vom Grimme befreit,
In der Väter urgrauer Zeit
Aller Welt Schonung verhieß,
Aller Welt Schonung verhieß.

Stille Nacht! Heilige Nacht!
Hirten erst kundgemacht
Durch der Engel Alleluja.
Tönt es laut bei Ferne und Nah:
Jesus, der Retter ist da!
Jesus, der Retter ist da!


Auguri a tutti voi di cuore, che il Natale vi porti gioia e tanta serenità.
Buon ascolto!

Parole come metafore di vita: Das Stehaufmännchen

Giocattolo bambini misirizzi

Amo le parole in genere e se non ne conosco il significato corro a consultare un dizionario, operazione davvero semplice, oggi come oggi, disponendo di internet: con pochi click il problema è rapidamente risolto.
Amo anche lo studio di altre lingue e mi affascinano le similitudini e le differenze tra le parole, la loro origine e anche le storie e i significati che ruotano attorno a loro.

Al momento sto affrontando lo studio del tedesco e questo mi garantisce un appuntamento fisso il mattino presto con la Deutsche Welle, una rivista online che spazia tra argomenti di vario genere: notizie di politica, arte, musica, storia, ecc.

Scandagliando il sito della rivista online, alla ricerca di articoli comprensibili al mio livello di studio, mi imbatto spesso in argomenti curiosi e interessanti.
Una rubrica che non delude mai di questa rivista è: “Wort der Woche” (La parola della settimana) che tratta curiose parole composte (una magia prettamente tedesca) o parole che sono legate a detti e modi di dire curiosi.

Questa settimana ho scoperto questa parola: Das Stehaufmännchen (giocattolo dalla base tondeggiante, fortemente appesantita) che definisce quegli oggetti per bambini, pupazzi con sembianze umane un po’ bizzarre o animalesche che hanno la caratteristica di non cadere mai, bilanciati come sono per tornare sempre al “punto di partenza” e cioè in equilibrio sulla loro sfera su cui sono stabilmente poggiati.

Questo articolo mi ha colpito perché il curioso oggetto in questione, almeno secondo la lingua tedesca, è usato come metafora per definire le persone che nonostante grandi difficoltà incontrate nella vita o gravi crisi da superare riescono comunque a rialzarsi e a riprendere la propria vita.

Mi è sembrata una bella metafora di vita per cui auguro a tutti di: „Hinfallen, Aufstehen, Krone richten, weitergehen“. (Cadere, alzarsi, raddrizzare la corona e andare avanti).

L’influenza di Martin Lutero nell’evoluzione della lingua tedesca

Lutherbibel Bibbia tradotta da Lutero

In occasione dell’anniversario dell’affissione delle 95 tesi alle porte della chiesa di Wittenberg, che hanno dato inizio alla Riforma protestante, è importante sottolineare il ruolo avuto dal monaco Martin Lutero (1483 – 1546) nell’evoluzione della lingua tedesca.

Di fatto, Lutero ha cambiato per sempre l’approccio alle traduzioni da altre lingue, cogliendone l’aspetto fondamentale che non sono pure e semplici trasposizioni, ma opere complesse che hanno come obiettivo primario il destinatario del testo nella lingua di arrivo.
Lutero attuò la sua “riforma linguistica” mettendo mano alla traduzione della Bibbia. Fu l’unico a utilizzare, oltre al testo latino, anche quelli originali ebraici e greci, per pervenire, poi, a “una lingua sintatticamente semplice, foneticamente chiara e semanticamente trasparente, quella utilizzata dalla cancelleria della Sassonia, badando però anche al tedesco comunemente parlato dalla gente al lavoro“.

Il suo obiettivo era offrire una lettura quotidiana e personale al popolo e, per far questo, c’era la necessità di conoscerse la “sua” lingua.
Il suo lavoro non si limitò a rendere comprensibile a tutti un testo sacro, ma tenendo in considerazione i lettori più che la sacralità del testo e privilegiando il senso rispetto alle parole, consentì al popolo di comprendere con più chiarezza ciò che leggeva, tanto che la sua opera di traduzione offrì a molti di imparare a leggere e a scrivere e ad assimilare indirettamente un nuovo modo di parlare, con espressioni e termini nuovi.

L’enorme influenza che la traduzione della Bibbia da parte di Lutero ha avuto sulla lingua tedesca è l’eredità più importante che ha lasciato ai posteri.
Nella lingua contemporanea, parole e locuzioni coniate da Lutero sono ancora perfettamente comprensibili e di uso corrente, anche se la maggior parte delle persone non ne conosce la provenienza.

Scrivere storie semplici: un interessante progetto in lingua tedesca

scrivere storie semplici

Da un po’ di tempo scorro con interesse gli articoli sulla Deutsche Welle e traduco dal tedesco per fare esercizio.

Leggere e tradurre è molto utile per chi, come me, sta imparando una nuova lingua ed io cerco di leggere in tedesco il più possibile, per accelerare l’apprendimento di questa lingua che mi affascina moltissimo.

Il desiderio di studiarla a fondo è nato ai tempi dell’università, allora, ammiravo alcuni dei miei insegnanti che conoscevano piuttosto bene il tedesco (nello studio della musicologia, conoscere il tedesco è importante, considerato il numero elevato di compositori di lingua tedesca, così come per gli stranieri è utile conoscere l’italiano, specie per gli amanti e gli studiosi dell’opera lirica), quindi, ho inseguito questo sogno, lasciandolo lì, ad aspettare tempi migliori che, finalmente, sono arrivati.

Tra gli articoli che ho letto, ne ho trovato uno che riguarda un progetto molto interessante realizzato dalla Literaturhaus Frankfurt (Istituto culturale di Francoforte) che ha proposto a 6 scrittori una sfida: scrivere dei testi semplici e comprensibili, per favorire la lettura a chi ha difficoltà di comprensione della lingua tedesca, pare, infatti, che in Germania siano davvero in tanti ad avere problemi sia di lettura che di scrittura.

I 6 autori che hanno aderito al progetto si sono dati 11 regole da seguire per la stesura dei testi: dovranno fare riferimento a eventi, luoghi, persone o oggetti della storia di Francoforte; possono anche essere inventati; letti ad alta voce non devono durare più di 20 minuti; parole e frasi usate devono essere semplici; se si usano figure retoriche, queste dovranno essere spiegate; i salti temporali vanno evitati; il racconto avverrà da un unico punto di vista; la struttura del testo sarà suddivisa in modo chiaro; si dovranno usare pochi sostantivi e molti verbi.

Affascinato dal progetto ha aderito anche lo scrittore tedesco-islandese, Kristof Magnusson che è stato intervistato e ha spiegato alcune delle sue personali scelte riguardo al suo breve racconto: “Die billige Wohnung” (L’appartamento a buon mercato).

Kristof ha scelto come argomento un fatto di cronaca: l’omicidio di una prostituta di Francoforte, Rosemarie Nitribitt, avvenuto nel 1957.
La particolare scelta è dovuta al fatto che la storia era nota a tutti; inoltre, tematiche come sesso e violenza sono facilmente comprensibili per chiunque.

Magnusson ha fatto una scelta anche riguardo alle parole straniere: farne un uso ridotto e dove sono proprio necessarie far sì che vengano chiarite dallo stesso io-narrante, evitando spiegazioni didascaliche.
La storia è narrata in prima persona da una giovane donna che si esprime con frasi semplici, per la maggior parte costituite da un’unica affermazione.

Nel complesso trovo il progetto molto interessante e sarei curiosa di vederlo attuato anche in Italia.
Sarebbe molto utile, considerata la presenza massiccia di stranieri nel nostro paese e l’alfabetizzazione in preoccupante diminuzione.
Potrebbe essere una valida iniziativa per aiutare chi vuole leggere e incontra difficoltà di comprensione, magari, potrebbe anche invogliare chi, invece, semplicemente, legge poco.

Sehnsucht: parole in tedesco impossibili da tradurre

 SehnsuchtDa quando tanti anni fa ho iniziato a studiare tedesco ciò che mi ha affascinato è stata la grande potenza espressiva di questa lingua, apparentemente considerata fredda o arida da chi non la conosce.

Ciò che mi ha stimolato particolarmente (perché non si finisce mai di imparare) è stata la capacità di questa lingua di essere “assemblata” come un vero e proprio Lego e allo stesso tempo di essere estremamente espressiva e profonda grazie a questa caratteristica.

In questo periodo sto leggendo un libro che si intitola “Anna. Sehnsucht“: l’ho scelto perché ero curiosa di conoscere in che cosa consistesse questo sentimento che prova la protagonista del libro.

Ho imparato a conoscere l’espressione “Sehnsucht” quando studiavo il Romanticismo perché viene da sempre utilizzato per descrivere il sentimento provato dagli esponenti di questo movimento letterario e artistico che erano sempre alla ricerca di qualcosa apparentemente inafferrabile, ineffabile. Ed ecco che entra in gioco questa bellissima, a mio modo di vedere, caratteristica della lingua tedesca: creare parole composte che hanno la capacità di descrivere perfettamente qualcosa ma che non sono traducibili in nessun’altra lingua.

Sehnsucht” infatti è una parola formata da una parte del verbo sich sehnen che significa sia avere nostalgia di qualcosa che desiderare fortemente o meglio anelare a qualcosa. La seconda parola è Sucht, ovvero dipendenza. In una parola il tedesco è stato in grado di racchiudere un concetto che in altre lingue è impossibile da spiegare in una sola parola.

Ma che cos’è quindi la Sehnsucht provata da Anna, la protagonista del libro?
È la voglia, il desiderio di raggiungere un obiettivo per lei imprescindibile, ovvero fuggire dalla sua vita grigia nella DDR per realizzare il suo desiderio: lavorare nella moda. E questo sarebbe stato possibile soltanto fuggendo da Berlino Est.

Penso che ognuno di noi in fondo è “affetto” se così si può dire dalla Sehnsucht così come lo erano i poeti romantici o la stessa Anna… una sensazione a volte ineffabile, incomprensibile che proviamo quando ci troviamo di fronte ad un bellissimo tramonto, al mare o alle montagne innevate: come esseri umani siamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci renda felici e ci faccia sentire realizzati. A volte tutto questo si nasconde in un incontro casuale, un’amicizia che si crea sulla base di interessi comuni, un lavoro che ci soddisfa, godere delle piccole cose della vita in una società sempre più frenetica.

Questa Sehnsucht caratterizza anche la mia personalità, ma ho sempre cercato di trasformarla in qualcosa di positivo. La mia curiosità ha trovato un terreno fertile proprio nel tedesco che con le sue tante sfumature mi offre ogni giorno la possibilità di imparare qualcosa e non smettere mai di voler conoscere e sapere. E poi mi ha riservato in questi anni incontri con persone che poi sono diventate amiche e spero lo saranno sempre. Forse perché la mia anima così “sehnsüchtig”, così appassionata riconosce subito le persone che sono sulla stessa lunghezza d’onda.

Anglicismi: li usiamo senza rendercene conto?

Handy con bandiere

Nella lingua che parliamo oggi che rispecchia la nostra vita sempre più “social”, senza renderci conto utilizziamo tantissime parole che suonano “inglesi” e di cui forse non conosciamo neanche il significato nella lingua da cui le abbiamo prese in prestito.

Proprio così: in prestito. Infatti quando parliamo di “anglicismo” facciamo riferimento ad una parola che abbiamo trasferito dall’inglese alla nostra lingua, a volte anche snaturandone il significato.

Ciò accade anche nella lingua tedesca che tende sia a trasformare la parola dal punto di vista ortografico ma anche ad assimilarla talmente tanto da cambiarne completamente il significato fino al punto che un tedesco o austriaco o svizzero conoscono quella parola solo nel contesto in cui viene usata in tedesco.

Facciamo qualche esempio: mentre in italiano si utilizza la parola “cellulare” o “smartphone” in tedesco il termine corrispondente è “Handy”.
Il tedesco in questo come in altri casi non ha preso in prestito la parola inglese “smartphone” ma ne utilizza una che ha radicalmente integrato. Infatti “handy” in inglese è un aggettivo e significa “pratico”, “facile da utilizzare” ma il suo uso in tedesco risale agli anni 30. Infatti dei dispositivi prodotti per il settore militare anziché essere chiamati “walkie talkies” venivano chiamati “handie talkies” proprio per evidenziare la loro grande facilità d’uso. E così poi con il passare degli anni questa espressione si è trasformata da “handie” a “Handy”: naturalmente con la lettera maiuscola perché in tedesco è una regola per i sostantivi.

Che cosa capirebbe un inglese sentendo dire “Public Viewing”?
Penserebbe a qualcosa di brutto e cioè ad una persona il cui corpo viene esposto al pubblico dopo la sua morte. Invece in Germania questa espressione è associata a qualcosa di divertente e conviviale, ovvero alla visione di una partita o evento sportivo proiettati su un maxi-schermo. In questo caso il tedesco ha preso alla lettera i significati di public e viewing.

E se un tedesco dicesse di possedere una “Oldtimer”?
Beh, sarebbe proprietario di un’automobile d’epoca, perché questa parola in tedesco indica un veicolo storico, solitamente che ha più di 30 anni. Si tratta di una parola composta da “old” e “timer” poiché in tedesco si tende a creare parole componendole. E se dicessi old timer ad un inglese? Penserebbe a una persona anziana, un veterano che per via della sua età ha una grande esperienza.

Possiamo definire tutte queste parole degli anglicismi?
In realtà la VDS, ovvero Verein der deutschen Sprache (Società per la lingua tedesca) li definisce “pseudo-anglicismi” proprio perché assumono un altro significato in tedesco. Questa istituzione è nata per difendere la lingua tedesca dall’uso sempre più diffuso di anglicismi ed ha stilato un elenco di tutti quelli che vengono utilizzati in tedesco. Ciò che la VDS sottolinea è il fatto di importare parole inglesi per sostituirle a parole tedesche in un determinato contesto senza riflettere più di tanto. Ciò sarebbe dovuto a un senso di “obbedienza” o “sottomissione” nei confronti della lingua inglese che però va a scapito del tedesco, impoverendolo.

Tutto ciò è sicuramente vero, anche perché nonostante tutti noi siamo amanti della lingua inglese, è importante continuare a mantenere viva la nostra lingua che ha una grande ricchezza. In un altro post avevamo parlato delle parole “intraducibili” ovvero che esprimono un significato talmente profondo da non trovare un termine corrispondente che trasmetta esattamente lo stesso significato nella lingua di destinazione. Il caso degli anglicismi però è molto diverso perché non si tratta di parole intraducibili, ma semplicemente di una contaminazione linguistica.

Tutto questo sta avvenendo anche in italiano?
Sicuramente sì, visto che ogni giorno siamo invasi da una miriade di parole che impariamo a usare e usiamo senza neanche renderci conto… ne parleremo nel prossimo post!

Le frasi idiomatiche in tedesco come espressione di una cultura

Kartoffeln patateQuando pensiamo alla lingua tedesca, la prima impressione è quella di una lingua estremamente logica, inflessibile nelle regole che la caratterizzano e “dura”.

In realtà se la si inizia a conoscere ed a studiare in maniera approfondita, spinti da un interesse che deve essere davvero profondo, si comprende che da un lato il tedesco ha certamente queste caratteristiche ma dall’altro troviamo una grandissima, anzi infinita varietà di verbi, espressioni idiomatiche che la rendono vivace e particolarmente interessante. Questi due aspetti del tedesco possono sembrare antitetici, in realtà sono due facce della stessa medaglia attraverso le quali questa lingua vive ed è in continua evoluzione.

Ogni lingua per i suoi modi dire utilizza delle espressioni che si rifanno ad alcuni aspetti culture-bound, ovvero legati alla propria cultura.

In tedesco, tantissimi modi di dire sono legati al cibo e questo fatto può sembrare strano visto che la Germania o l’Austria non sono poi così rinomate per il cibo. Però la domanda da porsi è: ci sono degli elementi tipici della varietà culinaria tedesca? La risposta è: le patate, famosissime “Kartoffeln” in tutto il mondo.

Per questo possiamo ritrovare innumerevoli espressioni idiomatiche che citano le patate, ad esempio: “Die dümmsten Bauern haben die dicksten Kartoffeln” ovvero “Le patate più grandi crescono sempre nel campo del contadino più stupido”. In italiano non esiste un modo di dire simile ed il significato è che anche le persone che si impegnano di meno e non sono troppo intelligenti possono avere successo o gratificazioni in poco tempo. Un’altra espressione particolarmente significativa è “Rein in die Kartoffeln, raus aus den Kartoffeln”. Viene utilizzata per indicare che qualcuno prende delle decisioni contrastanti, tende a cambiare spesso idea. Questa espressione ha un’origine precisa: infatti durante la guerra spesso venivano dati ordini contrastanti alle truppe. Dapprima veniva loro ordinato di entrare in un campo di patate per mimetizzarsi meglio e poco dopo di lasciare il campo per evitare danni alle colture.

Un altro elemento importante nella cultura tedesca è il pane, con le sue tante varietà.

Ritroviamo un modo di dire molto utilizzato “gehen weg wie warme Semmeln” (vengono comprati come i panini caldi) per indicare che dei prodotti vanno molto a ruba tra la clientela. Infatti i “Semmeln” sono panini e viene utilizzata proprio questa parola perché i panini sono un alimento molto amato da tutti.
C’è poi un altro modo di dire con “Brot”: “ein halbes Brot ist besser als gar keins”. Questa ha un corrispondente in altre lingue, tra cui l’italiano e si può tradurre con “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Anche in inglese ritroviamo la stessa metafora “better an egg today than a hen tomorrow”. In tedesco questo sottolinea la grande importanza del pane nella cultura germanica.

Nei modi di dire tedeschi non può mancare la “Wurst” che nei paesi di lingua tedesca si produce in tantissimi modi diversi.

Un modo dire che risale al Medioevo è: “Alles hat ein Ende, nur die Wurst hat zwei”. Letteralmente significa: tutto ha una fine, soltanto la salsiccia ne ha due. Infatti a prescindere da dove si inizia una cosa, questa poi avrà una fine. L’unica cosa che non avrà mai fine sono le salsicce. Possiamo ben capire perché!
Che cosa intendiamo con “das ist mir wurscht” o “das ist mir Wurst”? In italiano diremmo che qualcosa ci fa un baffo, non ci tange assolutamente. E se diciamo a qualcuno “armes Würstchen”? Gli o le stiamo dicendo: poverino/a! Questa persona si trova in una situazione difficile e vogliamo esprimerle la nostra comprensione. Perché proprio “Würstchen”? Perché pensiamo alla fine che farà essendo appesa al gancio prima di essere acquistata.
In senso positivo viene utilizzato anche questo modo di dire “eine Extrawurst kriegen” ovvero ricevere qualcosa in più degli altri, ricevere un trattamento preferenziale. Si può riferire a qualsiasi situazione in cui qualcuno ottiene qualcosa in più (tempo libero, soldi o qualcosa da mangiare nel vero senso della parola).
Possiamo anche qui ritrovare la grande importanza che questo piatto ha nella cultura culinaria dei paesi germanofoni.

I modi di dire e le espressioni che abbiamo spiegato sono molto significativi perché hanno delle origini antiche e allo stesso tempo rispecchiano pienamente la cultura e la storia da cui hanno origine.

Non esiste una traduzione assolutamente identica dei modi di dire da una lingua all’altra, a volte ci possono essere delle espressioni corrispondenti ma nella maggior parte dei casi si possono soltanto fare delle parafrasi o trovare un modo di dire che rispecchia il significato di quello della lingua di partenza. In ogni caso, quello di cui bisogna sempre tener conto è che i modi di dire sono talmente tanti che rappresentano una lingua nella lingua in continua evoluzione ma che mantengono sempre le proprie radici nel tempo.

L’importanza di studiare una lingua straniera

libro tedescoStamattina stavo rileggendo ad alta voce la mia ultima pretenziosa prosa in tedesco.

Argomento: una gita, non al famoso faro di memoria woolfiana, bensì a un piccolo comune nel pesarese. Compito che la mia insegnante di tedesco, ragazza molto paziente e piena di talento, mi ha assegnato per questa settimana.

La mia pronuncia è ancora bisognosa di rettifiche, ma migliora, sostenuta dalla passione, dalla forza di volontà e dal desiderio insopprimibile di conoscere; altrettanto fa la mia grammatica che si inerpica testarda tra coniugazioni di verbi, declinazioni di aggettivi, casi, generi e tante altre linguistiche difficoltà.

La curiosità, quella buona: di non fermarsi alle apparenze, di approfondire, conoscere è sempre stata una mia compagna fedele, un oggetto indispensabile nella valigia che mi porto dietro.

Studiare una lingua straniera per me è un investimento prezioso per il futuro, per comprendere realtà diverse dalla mia; è un modo per immergermi in un mondo nuovo.

Le parole e il loro uso sono spesso un strumento molto potente per comprendere punti di vista diversi dal nostro.

Certe espressioni sono particolari di una certa cultura, di un percorso storico specifico e tali singolarità si manifestano anche nella costruzione delle frasi, nelle posizioni definite del soggetto, del verbo, degli aggettivi.

La lingua è una materia fluida, si forma per abitudini ben consolidate e finisce per rispecchiare noi e la nostra vita in modo puntuale.
Accompagna con le sue regole il nostro modo di pensare, di vedere le cose.
Si collega all’ambiente dove è nata e dove continua a svilupparsi.

Non dimentichiamo poi che la lingua ha colto e coglie suggerimenti e suggestioni da altre lingue e ci dice, attraverso le frasi che pronunciamo ogni giorno, che pur diversi, siamo uniti più di quanto pensiamo.

Espressioni “intraducibili” della lingua tedesca: l’importanza della parola che identifica una cultura

tedesco_deutsch

Nelle lingue esistono delle espressioni che sono intraducibili o difficilmente traducibili. Tradurre significa “trasporre” o “trasferire” in un’altra lingua, diversa da quella originale, un testo scritto o orale, una parte di esso ma anche una singola parola.

È proprio la traduzione di singole parole o espressioni che spesso risulta difficile se non impossibile. Perché?

Nella lingua tedesca esistono molte parole composte che, per via della loro composizione, sono dense di significato e per questo sono in grado di esprimere un concetto complesso e consentono di entrare in contatto con la ricchezza del vocabolario tedesco. Non si possono tradurre in italiano utilizzando un’espressione ma soltanto con una frase o una parafrasi che tenta di spiegare il concetto alla base della parola o espressione nella lingua di origine.

Di seguito proviamo ad analizzare alcune di queste parole:

Weltschmerz”: letteralmente significa dolore del mondo da “Welt” (mondo) e “Schmerz” (dolore). È stata coniata da un autore tedesco, Richter, per riferirsi al dolore cosmico che provano tutti quegli individui che si rendono conto dell’impossibilità della realtà di soddisfare i bisogni della mente umana. È un sentimento comune e condiviso da molti poeti e autori tra cui Leopardi, Lord Byron e Heinrich Heine.

Torschlußpanik”: è formata dalle parole “Panik” (panico) e “Torschluß” (chiusura del portone) questa parola ha un’origine antica. Infatti nel Medioevo indicava la paura che si provava quando il ponte levatoio veniva sollevato perché si stavano avvicinando i nemici. Ora si utilizza per raccontare quella sensazione che si ha quando ci si rende conto che si sta perdendo l’occasione di realizzare i nostri sogni.

Fernweh”: è formata dalle parole “Fern” (lontano) e “Weh” (qualcosa che provoca dolore, doloroso). Questa espressione nella sua complessità si potrebbe tradurre come una “malinconia” o “nostalgia” per qualcosa di lontano, che si trova in un altro luogo. È un sentimento che provano tutti coloro che desiderano viaggiare, conoscere il mondo nella sua totalità.

Un’altra espressione con un significato simile ma che non esprime nostalgia, bensì un desiderio instancabile di scoprire è “Wanderlust” composta da “wandern” (errare) e “Lust” (voglia) e racconta la voglia di scoprire luoghi lontani, paradisi incontaminati ove fuggire. È talmente significativa che viene utilizzata senza essere tradotta, spesso si dice che qualcuno è affetto dalla sindrome da Wanderlust!

Ed eccoci arrivati a una delle espressioni probabilmente più famose della lingua tedesca, che appartiene al mondo della filosofia. Stiamo parlando della “Weltanschauung”: nella sua composizione apparentemente semplice ovvero “Welt” (mondo) e “Anschauung” (concezione, visione) esprime però un concetto complesso che non è possibile tradurre in italiano o in altre lingue. Questo termine è stato utilizzato per la prima volta dal filosofo Kant ed è stato poi ripreso da altri filosofi e pensatori tra cui Hegel. Esprime una visione, concezione del mondo e può riguardare una persona singola, un gruppo umano o un popolo nel suo insieme. Altri ambiti di studio tra cui la geografia e l’antropologia hanno iniziato ad utilizzare questa espressione nello studio delle società, delle etnie e dei popoli.

È molto interessante cercare di comprendere queste espressioni nella loro complessità.

A volte le abbiamo incontrate ma non ci siamo mai chiesti quale fosse l’origine del loro significato o il loro vero utilizzo.

Naturalmente, come detto, non esiste un traducente non soltanto nella lingua italiana ma in tutte le altre lingue perché questi termini sono peculiari di una lingua e si definiscono “culture-bound” per utilizzare una definizione inglese ovvero strettamente legati alla cultura che permea una lingua e allo stesso tempo a una lingua che permea una cultura.